Gioco
Dalla rifinizione al frantoio, in Vallata La svolta di Katia
Petrucci ha lavorato per venti anni in un’azienda tessile. «L’odore della fabbrica, a volte, mi manca ancora»
VAIANO
Da imprenditrice tessile a dipendente del frantoio il passo non è facile, ma Katia Petrucci quarantadue anni ci è riuscita a svoltare.
«Tre anni fa – racconta – sono uscita dal settore tessile dove lavoravo da oltre 20 anni e ho accettato un impiego come responsabile all’ interno del Frantoio Consortile di Sofignano, in pratica mi occupo di tutta la gestione dell’ impianto, tengo un minimo di contabilità e gestisco il punto vendita. Un mondo che non mi apparteneva, ma che ho imparato ad apprezzare».
Il primo ostacolo è stato proprio il ritmo: nel settore tessile, ovunque si lavori, alle 17 la giornata è ancora lunga mentre al frantoio durante l’inverno è ora di chiusura.
«I primi tempi quando andavo via – spiega Katia – non mi sembrava di aver fatto il mio dovere, abituata a correre fino a sera tardi, mi sentivo fuori posto. Poi, dopo la prima frangitura, dove i ritmi sono pesanti, ho capito che la scansione del tempo è diversa, bisogna seguire l’andamento della natura».
E così ha fatto, lasciandosi incantare anche dai racconti delle persone anziane che frequentano il frantoio.
«Mi piace sentire come si viveva un tempo, le tecniche di coltivazione ma resto anche ammirata dai tanti giovani che, nell’ultimo anno si sono accostati all’agricoltura, un mondo veramente affascinante».
Interessante, ma anche faticoso, per sapere come rispondere alle continue domande sul tipo di concime più adatto o sulla stagionatura di un prosciutto. Katia si è documentata giorno dopo giorno.
«Sono in stretto contatto con l’agronomo – spiega – a cui mi rivolgo per ogni dubbio, invece ho imparato da sola a riconoscere gli olii e a preparare le degustazione».
Tra le mansioni di Katia, infatti, c’è anche l’organizzazione di eventi e sagre e la gestione del punto vendita di filiera corta; dall’ approvvigionamento al contatto con il pubblico e conoscere l’inglese è sicuramento un punto a suo favore visto che, talvolta, capitano anche degli stranieri che sono particolarmente interessati a tutti gli aspetti della filiera corta.
«Rispetto al tessile, dove comunque facevo anche la parte commerciale – spiega l’ex imprenditrice – qui ho un rapporto più diretto con le persone e anche questo mi piace».
Ma vent’anni fra i filati non si cancellano in poco tempo: Katia qualche volta ha nostalgia del suo vecchio mondo. «Mi manca tantissimo il profumo della rifinizione, lo so per tanti è un puzzo, ma per me ha un altro significato. Alle volte rimpiango anche l’aspetto creativo del mio vecchio lavoro; vedere come da un semplice filo nasce una pezza e poi un vestito».
Ma non ci sono assolutamente ripensamenti sulla scelta fatta.
«Il tessile oggi è decisamente triste – spiega Katia – e i problemi sono molti: penso quindi che la mia sia stata una decisione saggia. Del resto, l’esperienza come imprenditrice mi è servita anche in questo lavoro. Continuo a pensare come se lavorassi in proprio tanto che alle volte quando chiudo la porta del frantonio le preoccupazioni vengono via con me».
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