Finanza
Brucia il chiosco del supertestimone di un omicidio
Incendio doloso a Pratilia: il gestore aveva indicato i presunti autori di un omicidio. Si indaga sull’intimidazione
PRATO
Potrebbe essere una semplice coincidenza, ma tutto lascia pensare a qualcosa di peggio. Un avvertimento al testimone chiave di uno degli ultimi omicidi avvenuti in città.
Il sole non era ancora sorto, ieri mattina alle 6.45, quando qualcuno ha dato fuoco al chiosco del paninaro di via Fiorentina, accanto alla rotonda di Pratilia. I pompieri sono arrivati nel giro di pochi minuti e hanno velocemente domato l’incendio che minacciava di ridurre in cenere il rimorchio dove sono custodite le sedie di plastica e l’attrezzatura per preparare i panini.
Da quanto è stato possibile accertare, l’incendio è stato probabilmente innescato da una bottiglia molotov lanciata contro il chiosco dalla parte dove è più difficile vederlo dalla Declassata. Infatti non ci sarebbero testimoni.
Il fuoco ha consumato la struttura in vetroresina ma è stato fermato prima che potesse distruggere completamente il rimorchio. Sul posto la polizia per le indagini, ma erano stati i carabinieri a indagare su qualcosa di molto più grave avvenuto lo scorso 3 giugno a poche decine di metri:sul tetto del parcheggio in disuso di Pratilia era stato ucciso a calci e pugni il marocchino Abdelkebir Tayaa, 45 anni.
Per quell’omicidio a metà luglio sono finiti in carcere due giovani rumeni, Adrian Neculaes e Iulian Martinas, insieme al presunto favoreggiatore, il connazionale Andrei Szavuy. E a dare una svolta alle indagini fu proprio la decisiva testimonianza del gestore del chiosco dei panini che è bruciato ieri notte. L’uomo, coraggiosamente, raccontò ai carabinieri di aver visto i due rumeni litigare col marocchino davanti al chiosco, di averli visti mentre lo rincorrevano in direzione del parcheggio e di averne visto tornare uno indietro con la maglietta sporca di sangue.
I riscontri dei carabinieri sulle immagini riprese dalle telecamere della zona e le intercettazioni telefoniche hanno fatto il resto. I tre rumeni sono finiti a Sollicciano, ma i due ritenuti gli esecutori materiali non hanno fatto alcuna ammissione, mentre il terzo, presunto favoreggiatore, è stato scarcerato.
I due ancora in carcere, Martinas e Neculaes, hanno ammesso quello che non potevano negare, e cioè di essere stati presenti vicino al chiosco la notte dell’omicidio. Ammettono di aver avuto una lite col marocchino, ma sostengono di avergli dato al massimo qualche calcio, e di averlo lasciato in piedi quando se ne sono andati. La scena che si è presentata la mattina del 3 giugno ai carabinieri e al sostituto procuratore Roberta Pieri era ben diversa: Abdelkebir Tayaa era stato massacrato di botte. Chi lo aveva fatto non si era certo limitato a qualche calcetto. E ciò nonostante, ai due rumeni viene ora contestato l’omicidio preterintenzionale (cioè di aver picchiato senza l’intenzione di uccidere), oltre all’omissione di soccorso.
Il testimone chiave, gestore del chiosco, è stato sentito più volte dai carabinieri e dal magistrato e ha confermato il suo racconto. Fino a ieri non risultava che avesse ricevuto minacce, ma l’ipotesi che l’incendio sia un’intimidazione è un’ipotesi seriamente presa in considerazione dagli inquirenti.I tre rumeni verranno processati in Corte d’assise alla fine di marzo col rito abbreviato (la Procura aveva chiesto l’immediato) e saranno i giudici a stabilire se furono proprio loro a uccidere il marocchino. Nel frattempo bisognerà indagare sull’incendio della scorsa notte ed eventualmente proteggere il testimone.
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