Il dolore
«L'uccisione del vitello poteva essere evitata»
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Un ciclista osserva il vitello abbattuto Saverio Tozzi (Centro di Galceti) si rammarica per lo smantellamento della struttura
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PRATO. Non si uccidono così i vitelli. A pensarlo, e a scriverlo nero su bianco, è Saverio Tozzi, figlio dell'ex direttore del Centro di Galceti, Gilberto, da anni volontario factotum del Centro. «Leggo oggi la notizia di un vitello in libertà arrivato nel centro di Prato e abbattuto dalla Polizia. E mi viene spontaneo ricordare le decine e decine di situazioni simili conosciute con il Centro di Scienze Naturali. Quante volte era arrivata la segnalazione di un cervo, un cinghiale, un capriolo, una scimmia arrivati nel centro cittadino a Firenze, a Pistoia, a Prato. A volte anche un ghepardo o una tigre. Sempre, in quei casi, il Centro arrivava con la sua squadra di volontari, il suo veterinario, la sua attrezzatura, e sempre, dopo qualche ora di lavoro insieme alle forze dell'ordine, l'animale poteva tornare libero nel bosco oppure in custodia». «Sono sicuro - prosegue Tozzi - che anche il vitello, se fosse fuggito qualche anno fa, adesso sarebbe al pascolo con i suoi fratelli. Ieri invece quelle stesse persone che tante volte ci avevano aiutato, vigili del fuoco, poliziotti, carabinieri, si sono trovare a fare un lavoro che non era il proprio, rischiando la propria incolumità con il risultato che abbiamo letto. Mi viene allora da chiedermi dov'erano gli zelanti tutori dell'ordine che da anni stanno indagando per trovare le prove dei misfatti compiuti al Centro di Scienze Naturali. Ma soprattutto dov'era quel gruppetto di sedicenti "amanti degli animali" che hanno denunciato quegli stessi misfatti. Che fossero più "interessati" ad altre cose? Magari a togliere di mezzo una struttura che funzionava e che dava un servizio che altri, a distanza di anni, non sono in grado di dare? Comunque - conclude Tozzi -, il vitello, poco più di un bambino sfuggito dall'asilo in una ingenua ricerca di libertà, è morto. L'incolumità pubblica è salva, la legge è stata rispettata. Scusatemi però se tutto questo non riesco a chiamarla giustizia».
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