Finanza
«L'abbandono scolastico è la prima piaga da combattere»
G.C.
La vicepresidente provinciale Ambra Giorgi rilancia l'idea del contratto unico di inserimento
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Non solo smettono di studiare, ma restano anche senza lavoro né lo cercano. Sono quei giovani fra i 16 e i 35 anni che vengono classificati con un acronimo inglese "Neet" (Not in Education, Employement or Training, né istruzione, né lavoro, né tirocini). A Prato la percentuale di questi giovani è in continuo aumento. Anche in questo campo cifre certe non ce ne sono, ma un punto di riferimento può essere costituito dall'abbandono scolastico. «A Prato la situazione, come più volte mi è capitato di osservare, è allarmante - afferma la vicepresidente provinciale Ambra Giorgi - la nostra percentuale è del 20%, ben più alta delle media regionale che è sotto il 17%. La metà circa è rappresentata da studenti stranieri che incontrano forti difficoltà nell'apprendimento della nostra lingua. Un esempio lo abbiamo al Dagomari: al primo anno c'è il 60% di studenti stranieri, nelle quinte si scende al 5-6%.
E per questo noi, insieme a Comune e Regione, continuiamo a portare avanti il protocollo di accoglienza degli studenti stranieri in modo da facilitare il più possibile il processo di integrazione». Giovani che non studiano, altri che lo fanno ma che poi si trovano arresi di fronte alle mille porte sbattute in faccia. Ma che cosa fa la Provincia per aiutare i ragazzi diplomati o i giovani laureati ad entrare nel mondo del lavoro? «Attiviamo corsi di alta formazione professionale di volta in volta mirati - risponde l'assessore Giorgi - nei prossimi giorni a Scandicci partirà il Mita (Made in Italy Tuscany Academy), un corso all'istituto superiore Russell-Newton per operatori del sistema moda al quale ha aderito il nostro Buzzi. Altri corsi sono quelli per costumista di scena, promosso di recente dalla Provincia insieme al Teatro Metastasio, e per esperto di marketing territoriale (lezioni e stage in aziende).
Facciamo quanto è possibile, avvalendoci della Fil e consultando le categorie economiche, compatibilmente coi fondi, sempre più scarsi, che ci vengono messi a disposizione». Altre idee? «Un anno fa alla Fiera del lavoro - risponde Giorgi - lanciai la proposta di sperimentare a Prato il contratto unico di inserimento che prevede tutele crescenti per due-tre anni fino al contratto a tempo indeterminato. Un'idea che si può ritrovare in alcuni dei progetti della riforma del mercato del lavoro di cui si discute in questi giorni».
E per questo noi, insieme a Comune e Regione, continuiamo a portare avanti il protocollo di accoglienza degli studenti stranieri in modo da facilitare il più possibile il processo di integrazione». Giovani che non studiano, altri che lo fanno ma che poi si trovano arresi di fronte alle mille porte sbattute in faccia. Ma che cosa fa la Provincia per aiutare i ragazzi diplomati o i giovani laureati ad entrare nel mondo del lavoro? «Attiviamo corsi di alta formazione professionale di volta in volta mirati - risponde l'assessore Giorgi - nei prossimi giorni a Scandicci partirà il Mita (Made in Italy Tuscany Academy), un corso all'istituto superiore Russell-Newton per operatori del sistema moda al quale ha aderito il nostro Buzzi. Altri corsi sono quelli per costumista di scena, promosso di recente dalla Provincia insieme al Teatro Metastasio, e per esperto di marketing territoriale (lezioni e stage in aziende).
Facciamo quanto è possibile, avvalendoci della Fil e consultando le categorie economiche, compatibilmente coi fondi, sempre più scarsi, che ci vengono messi a disposizione». Altre idee? «Un anno fa alla Fiera del lavoro - risponde Giorgi - lanciai la proposta di sperimentare a Prato il contratto unico di inserimento che prevede tutele crescenti per due-tre anni fino al contratto a tempo indeterminato. Un'idea che si può ritrovare in alcuni dei progetti della riforma del mercato del lavoro di cui si discute in questi giorni».
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