Lutto
È pratese il liutaio che incanta i grandi del rock americano
Alessandro Pattume
Cosa hanno in comune "the Boss" Bruce Springsteen e il leader dei Metallica James Hetfield? Una chitarra costruita da Fabrizio Paoletti. Trentotto anni ed una passione folle per la sei corde, Fabrizio sarà l'unico liutaio italiano presente al Namm di Los Angeles, la più importante fiera di strumenti musicali al mondo, in programma il prossimo 17 gennaio
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MONTEMURLO (Prato). Oltre ad essere due dei musicisti più famosi della Terra, Bruce Springsteen e il cantante dei Metallica James Hetfield hanno un’altra cosa in comune: una chitarra Paoletti. Nel suo anonimo stanzone di Montemurlo Fabrizio Paoletti, 38 anni, racconta una storia fatta di salti nel vuoto per combattere la crisi e di sogni che vanno finalmente realizzandosi. Il prossimo 17 gennaio se ne volerà infatti a Los Angeles per partecipare al Namm, la più importante fiera di strumenti musicali al mondo. Sarà l’unico liutaio italiano presente. Con un unico obiettivo, dice: «Fare impazzire gli americani».
La sua arma segreta si chiama “Wine Guitar”. Made in Montemurlo. Fabrizio Paoletti ha la faccia curiosa di uno che ama smontare le cose e poi rimontarle come gli pare solo per vedere se funzionano lo stesso. Cresciuto nella patria del tessile e ritrovatosi ben presto elettricista al servizio di lanifici e filature pratesi, nel 2007 viene investito in pieno dalla crisi come molti altri conto terzisti. «Semplicemente, da un giorno all’altro non è stato più possibile andare avanti - racconta - e mi sono reso conto che dovevo inventarmi qualcosa».
In realtà, quello che s’inventa Fabrizio Paoletti è l’evoluzione della passione che si porta dietro fin da bambino. Quella per la musica musica rock, «che non muore mai», e quella per le chitarre. Soprattutto quelle dei suoi amici, che ha sempre aggiustato: «Un passatempo - spiega - tante riparazioni e qualche modifica che nel tempo, però, avevano fruttato un bel numero di clienti affezionati. Ci pensai un po’ e alla fine mi sembrò la strada giusta».
Così all’inizio del 2008 chiude ufficialmente la propria carriera di elettricista e inaugura quella ben più complessa di liutaio. Centocinquanta chitarre dopo e un biglietto per il mercato americano in tasca, Paoletti dice: «All’epoca si diceva che avevo avuto il coraggio di riconvertirmi ma adesso, a riconversione avvenuta, penso d’essere arrivato fin qui non solo per la mia abilità ma anche e soprattutto per la mia cocciutaggine». Made in Italy. «Non è stato facile. Ho cominciato a fare chitarre giorno e notte girando poi l’Italia con le fiere di settore - racconta Paoletti - ovviamente le prime chitarre sono servite a calibrare il tiro, a capire cosa volevo, a correggere gli errori, se ce n’erano».
Poi un giorno di primavera del 2009 il liutaio di Montemurlo prova a contattare Maurizio Solieri, fedele chitarra di Vasco Rossi. «Una notte gli mandai una mail chiedendogli se voleva provare una chitarra, ma ci credetti poco - racconta - dopo un mese e mezzo però mi squilla il cellulare. Pensavo fosse uno scherzo: quando ho capito sono quasi cascato in terra. Solieri mi diceva che sarebbe venuto al Pistoia Blues e che voleva passare a trovarmi». Sono quegli incontri che ti cambiano la vita. Solieri arriva a Montemurlo e dopo aver provato le chitarre di Paoletti ne ordina una come vuole lui. «E l’ha usata subito per l’Europa Tour del 2009» racconta sorridendo Paoletti. Di colpo, per il liutaio di Montemurlo comincia una stretta collaborazione con Solieri che ben presto gli pure le porte del rock italiano. Dopo Solieri, in ordine sparso, arrivano Federico Poggipollini (chitarrista prima dei Litfiba e ora di Ligabue), il chitarrista toscano Nick Becattini, il bassista di Vasco Rossi, Claudio “Gallo” Golinelli, Mario Schilirò, da anni nella band di Zucchero, Cosimo Zannelli e altri ancora.
Fino al 5 settembre scorso quando, per il compleanno, Zucchero si è visto portare in dono dal gruppo proprio una chitarra targata Paoletti. Wine guitar. Quattordici chitarre e due bassi sono già partiti alla volta di Los Angeles, America. Strumenti che profumano di vino e di Toscana. Un connubio che oltreoceano diventa molto spesso irresistibile e che Paoletti, cocciuto com’è, è deciso a scoprire se può funzionare anche per le chitarre. Le “Wine guitar” sono nate quasi per caso, cercando idee e materiali nuovi su cui sperimentare. In questi giorni sta proprio ultimando quella di James Hetfield. Sono, se qualcuno non l’avesse capito, pezzi unici o quasi. «E’ una serie di chitarre realizzata con il legno di tini e di botti in cui per circa 130 anni è stato conservato il Chianti - spiega Paoletti - ma ho già trovato il coperchio di un tornio del 1400 su cui lavorare: ne ricaverò solo quattro chitarre e la lista d’attesa è quasi completa. Una chitarra fatta con legno vecchio oltre seicento anni».
Seduto nell’ufficio del suo laboratorio, Paoletti fa partire il video di presentazione del Namm 2012, ma poi indica il muro. Tra foto, chitarre e qualche poster è appeso un foglietto bianco. «E’ arrivato l’anno scorso - dice - di questi tempi». Gli brillano gli occhi. Sul foglio c’è scritto: “Fabrizio, grazie per questa bellissima chitarra, una vera opera d’arte che custodirò con cura”. Firmato, Bruce Springsteen.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La sua arma segreta si chiama “Wine Guitar”. Made in Montemurlo. Fabrizio Paoletti ha la faccia curiosa di uno che ama smontare le cose e poi rimontarle come gli pare solo per vedere se funzionano lo stesso. Cresciuto nella patria del tessile e ritrovatosi ben presto elettricista al servizio di lanifici e filature pratesi, nel 2007 viene investito in pieno dalla crisi come molti altri conto terzisti. «Semplicemente, da un giorno all’altro non è stato più possibile andare avanti - racconta - e mi sono reso conto che dovevo inventarmi qualcosa».
In realtà, quello che s’inventa Fabrizio Paoletti è l’evoluzione della passione che si porta dietro fin da bambino. Quella per la musica musica rock, «che non muore mai», e quella per le chitarre. Soprattutto quelle dei suoi amici, che ha sempre aggiustato: «Un passatempo - spiega - tante riparazioni e qualche modifica che nel tempo, però, avevano fruttato un bel numero di clienti affezionati. Ci pensai un po’ e alla fine mi sembrò la strada giusta».
Così all’inizio del 2008 chiude ufficialmente la propria carriera di elettricista e inaugura quella ben più complessa di liutaio. Centocinquanta chitarre dopo e un biglietto per il mercato americano in tasca, Paoletti dice: «All’epoca si diceva che avevo avuto il coraggio di riconvertirmi ma adesso, a riconversione avvenuta, penso d’essere arrivato fin qui non solo per la mia abilità ma anche e soprattutto per la mia cocciutaggine». Made in Italy. «Non è stato facile. Ho cominciato a fare chitarre giorno e notte girando poi l’Italia con le fiere di settore - racconta Paoletti - ovviamente le prime chitarre sono servite a calibrare il tiro, a capire cosa volevo, a correggere gli errori, se ce n’erano».
Poi un giorno di primavera del 2009 il liutaio di Montemurlo prova a contattare Maurizio Solieri, fedele chitarra di Vasco Rossi. «Una notte gli mandai una mail chiedendogli se voleva provare una chitarra, ma ci credetti poco - racconta - dopo un mese e mezzo però mi squilla il cellulare. Pensavo fosse uno scherzo: quando ho capito sono quasi cascato in terra. Solieri mi diceva che sarebbe venuto al Pistoia Blues e che voleva passare a trovarmi». Sono quegli incontri che ti cambiano la vita. Solieri arriva a Montemurlo e dopo aver provato le chitarre di Paoletti ne ordina una come vuole lui. «E l’ha usata subito per l’Europa Tour del 2009» racconta sorridendo Paoletti. Di colpo, per il liutaio di Montemurlo comincia una stretta collaborazione con Solieri che ben presto gli pure le porte del rock italiano. Dopo Solieri, in ordine sparso, arrivano Federico Poggipollini (chitarrista prima dei Litfiba e ora di Ligabue), il chitarrista toscano Nick Becattini, il bassista di Vasco Rossi, Claudio “Gallo” Golinelli, Mario Schilirò, da anni nella band di Zucchero, Cosimo Zannelli e altri ancora.
Fino al 5 settembre scorso quando, per il compleanno, Zucchero si è visto portare in dono dal gruppo proprio una chitarra targata Paoletti. Wine guitar. Quattordici chitarre e due bassi sono già partiti alla volta di Los Angeles, America. Strumenti che profumano di vino e di Toscana. Un connubio che oltreoceano diventa molto spesso irresistibile e che Paoletti, cocciuto com’è, è deciso a scoprire se può funzionare anche per le chitarre. Le “Wine guitar” sono nate quasi per caso, cercando idee e materiali nuovi su cui sperimentare. In questi giorni sta proprio ultimando quella di James Hetfield. Sono, se qualcuno non l’avesse capito, pezzi unici o quasi. «E’ una serie di chitarre realizzata con il legno di tini e di botti in cui per circa 130 anni è stato conservato il Chianti - spiega Paoletti - ma ho già trovato il coperchio di un tornio del 1400 su cui lavorare: ne ricaverò solo quattro chitarre e la lista d’attesa è quasi completa. Una chitarra fatta con legno vecchio oltre seicento anni».
Seduto nell’ufficio del suo laboratorio, Paoletti fa partire il video di presentazione del Namm 2012, ma poi indica il muro. Tra foto, chitarre e qualche poster è appeso un foglietto bianco. «E’ arrivato l’anno scorso - dice - di questi tempi». Gli brillano gli occhi. Sul foglio c’è scritto: “Fabrizio, grazie per questa bellissima chitarra, una vera opera d’arte che custodirò con cura”. Firmato, Bruce Springsteen.
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