Attenzione
Soldi finiti per la chemioterapia
Alessandra Agrati
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Alessadro Targetti assieme alla figlia in Vallata Caso alle Scotte, un trapiantato rischia lo stop della cura
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VERNIO. Una vita a rischio per colpa dei tagli alla sanità: Alessandro Targetti 12 anni fa ha subito un trapianto al midollo e da allora costantemente deve sottoporsi a un ciclo di chemioterapia extracorporea (fotoferesi) che in pratica ripulisce il sangue. La terapia viene fatta una volta al mese divisa in due sedute, a Siena al policlinico le Scotte, al reparto di dermatologia, ma da gennaio il trattamento verrà sospeso per mancanza di fondi. «A dicembre - spiega Targetti - mi è stato detto che sarebbe stata l'ultima seduta, con L'anno nuovo l'ospedale non poteva più acquistare i kit, che hanno un costo di circa 2500 euro l'uno. Io posso sospendere la terapia per un massimo di 50 giorni, ma altri malati hanno tempi meno lunghi». Il problema comunque va affrontato, per ora sembra che l'alternativa sia Pisa dove, però, i macchinari e la procedura non sono gli stessi di Siena e questo potrebbe creare controindicazioni. «Al di là degli effetti indesiderati - continua Targetti - c'è anche un problema di fiducia nel personale: dal 2000 sono seguito dalla dottoressa Giuseppina Dascenzo che, tra l'altro, è molto brava a trovarmi le vene, molto sottili a causa della malattia. Cambiare staff significherebbe altre sofferenze». In attesa di avere una risposta Targetti conta i giorni di autonomia. «Purtroppo il mio fisico se non è sottoposto alla fotoferesi inizia a mandarmi dei segnali: mi si formano le afte in bocca e mi si chiazza la pelle, contemporaneamente perdo l'appetito e nella mia situazione anche un solo chilo perso, è una tragedia». Prima di essere colpito dalla malattia, che è arrivata all'improvviso quando aveva 39 anni, Targetti era uno sportivo e aveva un fisico perfetto. «Quando mi accorsi di essere malato - spiega - mi stavo preparando per la maratona di New York. A quel tempo avevo un ottimo rapporto con il mio corpo che mi rispondeva in modo perfetto». Oggi le cose sono cambiate, ma quello che più amareggia è l'interruzione di una terapia paragonabile ad un farmaco salva vita. I primi tempi dopo l'operazione le sedute erano settimanali, poi si sono leggermente diradate, ma restano comunque essenziali nella terapia contro il rigetto. «Nonostante la malattia in questi 12 anni sono riuscito a fare piccoli passi grazie alla fotoferesi. Lo scorso anno sono anche ingrassato tre chili, bloccare la terapia significherebbe vanificare tutti gli sforzi e allontanare la speranza di una vita un po' più serena». Alessandro oggi lavora part time in un'azienda tessile dove un tempo faceva il magazziniere, mansione che gli piaceva molto. «Sono stato fortunato a poter continuare a lavorare - spiega - anche se il mio fisico mi impone ritmi diversi, molti più lenti». Eppure Alessandro continua a sperare e a lottare per vivere: «Quando mi sono ammalato mia figlia aveva 4 anni, fra un po' ne compie 18, la sto vedendo crescere e questo mi aiuta ad andare avanti».
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