Finanza
Un'arca di Noè a rischio sfratto
Maria Lardara
In un terreno vicino a Capezzana il Comune vuole costruire 180 appartamenti
3 MINUTI DI LETTURA
PRATO. L'Arca di Noè di Giuliana Giuliani vuole rimanere a galla. È un'Arca in mezzo alla città, dove una femmina di pastore Maremmano ha partorito prima di Natale cinque splendidi cuccioli. E dove una vitellina di poche settimana non si separa mai dalla mamma, una pregiata razza Calvanina. E poi cavalli, conigli, galline. Ma non è l'Arca di Noè. E non siamo nemmeno in campagna. Si sentono camion sfrecciare a tutta velocità lungo la Declassata: il borgo di Capezzana è poco distante da lì. Su quella stalla che è cuore pulsante di nuova vita pende una sorte incerta. La "colpa" della famiglia Giuliani (lì dal 1961 con un antico contratto di mezzadria) che l'11 gennaio prossimo riceverà la seconda visita dell'ufficiale giudiziario, sarebbe quella di alloggiare in una vecchia proprietà dell'opera pia Salvi Cristiani, passata nelle mani del Comune nel 1999. E da lì dovrebbe fare le valigie. Via la fattoria con gli animali (Giuliana, che è tra le fondatrici dell'associazione Parco Agricolo di Prato, è una veterinaria specializzata in cavalli e bovini), spezzati i sogni di una terra agricola coltivata che ha sempre dispensato tanti frutti (come la produzione del pane Verna, uno dei progetti di filiera corta, oltre alle esperienze di fattoria didattica per le scuole della zona). L'11 novembre scorso l'amministrazione ha chiesto il rilascio dell'immobile con i 9 ettari di terra annessa, ma la controrichiesta dei legali che assistono i Giuliani è la sospensione dell'esecuzione perché, a sentire la famiglia, il Comune dovrebbe prima indennizzare la famiglia per gli investimenti fatti in questo lungo arco di tempo e la perdita di 11 ettari di terreno che originariamente facevano parte della proprietà (in tutto 20 ettari) e riacquisiti dal Comune dal 2001 in poi (i terreni si estendevano fra l'attuale parcheggio Nenni, l'Ippodromo, la zona dell'attuale Omnia Center e via Reggiana dove ha comprato Coop). Ma cerchiamo di ricapitolare le tappe di una vicenda che risale all'epoca dell'ultima giunta Mattei e poi giunta Romagnoli. L'equivoco sul poter costruire. I primi guai per la famiglia arrivarono nel 2002 quando un accordo firmato con il Comune imponeva al padre di Giuliana, mezzadro giunto a Prato nel 1961, la chiusura dell'azienda agricola in cambio di un centinaio di metri quadri di edificabile e un migliaio di resede. «Mio padre restituì la partita Iva ma la concessione edilizia non fu mai rilasciata finché nel 2004 l'accordo siglato nei due anni precedenti fu riconosciuto nullo, in quanto non si poteva impegnare un atto nei confronti del privato "regalandogli" terreno edificabile. Non avendo nessun titolo, dovevamo insomma andarcene - racconta Giuliana - Ma fu mio padre, in una lettera datata 1982 e poi ritrovata, a chiedere a suo tempo la conversione del contratto di mezzadria in affitto. Non fu accordata perché il Comune di Firenze (da cui dipendevano prima del 1999 le proprietà dei Salvi Cristiani, ndr) era amministratore e non proprietario di quelle terre. Secondo il giudice, l'accordo del 2002 fu riconosciuto sì nullo ma noi stavamo in questa casa con tutti i diritti». Variante urbanistica. Per uscire dall'empasse, nel 2006 l'ex mezzadro fu a un passo dall'accettare l'offerta del Comune per comprare la casa. Valore dichiarato dal catasto: 450mila euro. Operazione fattibile, insomma. «Fummo convocati dall'allora vicesindaco Bencini: il prezzo dell'immobile era lievitato a 720mila euro, una volta modificata la destinazione d'uso da agricola e residenziale. La vendita saltò». Nel 2007 s'iniziò a discutere di Variante sulla Declassata, poi approvata nell'aprile 2009. La previsione urbanistica (ripresa nell'ultimo Piano strutturale) parlava in modo chiaro. «Vogliono costruire 180 appartamenti sull'area dove insistono oggi i recinti dei cavalli, in tutto 1 ettaro e 6mila metri quadri».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google