Il Tirreno

Prato

Montezemolo e le difficoltà avute nell’aprirsi un varco in Oriente

«Partire da soli non serve»

Lorenzo Guazzini della Sartoria Montezemolo
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Lorenzo Guazzini della Sartoria Montezemolo

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 PRATO. Montezemolo guarda con attenzione alla Cina ormai da anni. I primi rapporti dell'azienda di abbigliamento risalgono al 1999 con l'obiettivo di oggi riuscire ad aprirsi un varco in quel mercato aprendo un negozio.  «La Cina - spiega Guazzini - è un po' il pallino di ogni imprenditore. Ma è così grande, così difficile che aprire un negozio là per un'azienda medio piccola è difficilissimo. Un negoziuccio di 80 metri quadrati costa 30.000 euro al mese: una cifra proibitiva se non ti chiami Zegna o Armani».  Se le aspettative di vendita sono elevatissime (da un paese con un miliardo di persone) anche le aspettative di spesa non sono da meno.  «C'è bisogno di tanta comunicazione, di capacità di trovare i contatti giusti. Noi, a Prato, eravamo abituati a prendere la valigia e partire ma là non si può fare così: sarebbe come andare da soli nello spazio. Il primo ostacolo è proprio la ricerca dei canali giusti: noi non conosciamo la lingua e neppure l'approccio culturale. Se una grande azienda riesce a trovare le risorse umane anche giuste per un'impresa più piccola tutto è complicato. Servirebbe l'aiuto del nostro Paese: dovremmo andare tutti insieme imprenditori, politici, associazioni e presentarci come Italia proprio come fanno gli altri paesi. Se continuiamo a provarci ognuno per conto proprio il rischio è che, al di là dei marchi più noti, si rimanga fuori. Almeno per i prossimi 10 anni: il tempo necessario affinché i nostri cinesi e i nostri ragazzi riescano a collaborare insieme».

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