Sicurezza
«L'ho trovato a faccia in giù»
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Massimo Prioreschi, il titolare della Cartotecnica Beusi Il dolore dei colleghi: «Così non si uccide nemmeno un cane»
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PRATO. «Qualsiasi cosa possa aver fatto Andrea, così non si ammazza nemmeno un cane». Massimo Prioreschi, titolare della Cartotecnica Beusi, ha gli occhi persi di chi non si capacita di ciò che vede. «Non riesco a capire che cosa sia successo - ripete davanti alla roulotte che era la casa di Manzuoli - Andrea era una persona a posto, chi poteva volergli male?». Disorientati anche i colleghi di lavoro che arrivano alla spicciolata. In quattro anni avevano imparato a conoscere Andrea e si erano abituati a quella presenza altrimenti anomala: l'operaio che vive nella roulotte davanti all'azienda. «Era un tipo coraggioso, uno che non te le mandava a dire - raccontano - Altre volte aveva trovato gente dentro la ditta». Probabilmente non è questo il caso. Se i sospetti degli inquirenti troveranno conferma, Manzuoli potrebbe aver conosciuto il suo assassino. «Aveva le chiavi, qualcuno l'ha obbligato ad aprire» dicono altri colleghi. L'unica che ha visto il corpo prima dell'arrivo dei carabinieri è Miriam Zampini, la prima ad arrivare in azienda. A lei è toccato il macabro compito di fare la scoperta e chiamare il 112. «Era a faccia in giù - racconta - Intorno c'era tanto sangue, e orme lasciate dai piedi». Di più non ha potuto vedere, è corsa al telefono e ha aspettato l'arrivo della prima pattuglia. Molte di quelle orme sarebbero di Manzuoli che aveva i calzini e ha calpestato il suo stesso sangue, altre potrebbero appartenere all'assassino e i carabinieri del Nucleo investigativo si sono trattenuti a lungo a fare i reperti. Non ci sono telecamere puntate sul piazzale e questo è un handicap. «Un mese fa aveva conosciuto una donna, non so chi sia - spiega il titolare della Cartotecnica - Forse voleva passare il Capodanno insieme a lei, ma noi l'abbiamo visto l'ultima volta sabato all'ora di pranzo, quando abbiamo chiuso». Spesso Andrea Manzuoli pranzava col titolare dell'azienda o con lo zio. «Eravamo stati insieme anche a Natale - dice quest'ultimo - e nulla lasciava pensare a una fine come questa». «Andrea ha avuto una vita molto difficile, anche ora non se la passava bene - dice Prioreschi - ma qui aveva trovato persone che gli hanno dato una mano e lui ha ripagato la nostra fiducia. Era sempre disponibile sul lavoro. Mandava avanti una macchina che accoppia i fogli di carta ma all'occorrenza era capace di fare tutto, bastava una telefonata e faceva partire le macchine».
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