Attenzione
Delitto della tipografia la vittima è stata torturata
Paolo Nencioni
Secondo i primi rilievi la morte risale al tardo pomeriggio o alla notte di San Silvestro. Gli inquirenti, che per tutto il giorno hanno interrogato familiari e colleghi di lavoro, propenderebbero per un movente passionale
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PRATO. La testa fracassata, un braccio piegato in maniera innaturale dietro la schiena, profonde incisioni di coltello sulle braccia e l'alluce di un piede mezzo staccato. L'ottavo omicidio in meno di un anno, che consegna a Prato un triste record, è anche quello più raccapricciante. Il modo in cui è morto Andrea Manzuoli, 45 anni, trovato cadavere lunedì mattina all'interno della Cartotecnica Beusi di via Vannucchi, non lontano dalla Questura, lascia pensare a una vera e propria tortura prima del colpo di grazia. E la prima domanda che gli investigatori si sono posti è: perché accanirsi così? La risposta potrebbe portare dritto al nome dell'assassino (o più probabilmente degli assassini). A trovare il corpo, ieri mattina alla riapertura della tipografia dopo il fine settimana, è stata Miriam Zampini, collega di lavoro del morto. Andrea Manzuoli lavorava alla Cartotecnica da circa quattro anni, ma la sua non era una vita facile. Non aveva i soldi per pagare un affitto e si arrangiava dormendo dentro una roulotte nel piazzale.
La morte, secondo i primi rilievi, risale al tardo pomeriggio o alla notte di San Silvestro. Nelle ore in cui tutti si preparavano a festeggiare il nuovo anno qualcuno si è avvicinato alla roulotte di Manzuoli e in qualche modo si è fatto aprire. Forse c'è stata anche una colluttazione nella roulotte (l'interno è stato messo a soqquadro). Poi Manzuoli è stato ferito (ci sono tracce di sangue tra la roulotte e l'ingresso della tipografia) e costretto a entrare nel capannone. Qui si sono accaniti su di lui, ma senza fretta. Lo proverebbero le ferite da taglio alle braccia, che non sono ferite "da difesa" ma sembrano intenzionalmente procurate per fare male. Lo prova la parziale amputazione di un alluce. E' come se l'assassino avesse voluto estorcere informazioni alla vittima, o punirla per un torto che riteneva di aver subìto. Poi i colpi in testa, forse col manico di una scopa che è stata ritrovata piegata nel piazzale. Manzuoli è rimasto a faccia in giù, coi calzini ai piedi, un paio di jeans scuri e una maglietta scura a mezze maniche. Dalla Cartotecnica Beusi manca un computer grafico, ma potrebbe essere un depistaggio: una rapina simulata per nascondere qualcos'altro, così come il furto di un televisore un mese fa dalla roulotte. Del resto gli stessi compagni di lavoro, raccolti fuori dal cancello, ripetono che non c'era nulla di valore da rubare. «Qualsiasi cosa possa aver fatto Andrea - dice in un soffio il titolare Massimo Prioreschi - così non si ammazza nemmeno un cane».
Per tutto il giorno al Comando provinciale dei carabinieri, su delega del sostituto procuratore Eligio Paolini, sono stati ascoltati i familiari, i colleghi di lavoro, probabilmente anche l'ex moglie e il suo attuale compagno. L'impressione è che, senza ancora scartare alcuna ipotesi, si propenda per un movente passionale.
La morte, secondo i primi rilievi, risale al tardo pomeriggio o alla notte di San Silvestro. Nelle ore in cui tutti si preparavano a festeggiare il nuovo anno qualcuno si è avvicinato alla roulotte di Manzuoli e in qualche modo si è fatto aprire. Forse c'è stata anche una colluttazione nella roulotte (l'interno è stato messo a soqquadro). Poi Manzuoli è stato ferito (ci sono tracce di sangue tra la roulotte e l'ingresso della tipografia) e costretto a entrare nel capannone. Qui si sono accaniti su di lui, ma senza fretta. Lo proverebbero le ferite da taglio alle braccia, che non sono ferite "da difesa" ma sembrano intenzionalmente procurate per fare male. Lo prova la parziale amputazione di un alluce. E' come se l'assassino avesse voluto estorcere informazioni alla vittima, o punirla per un torto che riteneva di aver subìto. Poi i colpi in testa, forse col manico di una scopa che è stata ritrovata piegata nel piazzale. Manzuoli è rimasto a faccia in giù, coi calzini ai piedi, un paio di jeans scuri e una maglietta scura a mezze maniche. Dalla Cartotecnica Beusi manca un computer grafico, ma potrebbe essere un depistaggio: una rapina simulata per nascondere qualcos'altro, così come il furto di un televisore un mese fa dalla roulotte. Del resto gli stessi compagni di lavoro, raccolti fuori dal cancello, ripetono che non c'era nulla di valore da rubare. «Qualsiasi cosa possa aver fatto Andrea - dice in un soffio il titolare Massimo Prioreschi - così non si ammazza nemmeno un cane».
Per tutto il giorno al Comando provinciale dei carabinieri, su delega del sostituto procuratore Eligio Paolini, sono stati ascoltati i familiari, i colleghi di lavoro, probabilmente anche l'ex moglie e il suo attuale compagno. L'impressione è che, senza ancora scartare alcuna ipotesi, si propenda per un movente passionale.
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