Sicurezza
Commercio, Natale amarissimo vendite in caduta libera adesso la speranza è nei saldi
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Natale amaro Lo shopping è stato molto al di sotto delle attese Le famiglie tirano la cinghia, gli acquisti sono calati del 30% Da giovedì prodotti a prezzi scontati ma niente orari liberi nei negozi
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PRATO. Nemmeno il periodo che precede il Natale quest'anno è servito a far decollare i consumi: tra i negozianti si registra un crollo del 30% delle vendite, che getta il commercio in una situazione drammatica. L'allarme arriva dalle associazioni di categoria alla vigilia dei saldi invernali, sui quali si ripongono molte aspettative. Ragion per cui scatteranno in anticipo: dal 5 gennaio si potrà acquistare merce a prezzi scontati, ma guai a parlare di liberalizzazione degli orari. Gli sconti anticipati sono il tentativo di offrire un'occasione per fare qualche regalino in più per la festa della Befana. Del resto in tempi come questi, di crisi dei consumi, andare incontro ai clienti per convincerli ad acquistare è una necessità. A Prato più che altrove la crisi morde e per tanti commercianti la posta in gioco è il posto di lavoro. Ecco perché il direttore di Confesercenti Aldo Lorenzi ribadisce la sua contrarietà alla liberalizzazione degli orari contenuta nell'ultimo provvedimento del governo Monti: «Senz'altro non incentiva la ripresa economica - afferma -ma produce soltanto uno spostamento delle quote dei consumi dai piccoli negozi alla grande distribuzione. Il decreto salava-Italia farà morire le piccole imprese commerciali, e ciò equivale a far perdere migliaia di posti di lavoro alle famiglie». Una posizione che ricalca quella già espressa da Confesercenti nei confronti della deroga all'obbligo di chiusura domenicale introdotta dall'assessore allo Sviluppo economico Roberto Caverni. «Non è chiedendo ai commercianti di allungare gli orari di apertura che si rilancia l'economia - continua - ma facendo una manovra economica di segno opposto a quella decretata dal governo Monti, che non tolga i soldi dalle tasche delle famiglie appartenenti alle fasce popolari che sono quelle che dovrebbero trainare i consumi». Un'arma in più a cui appellarsi è stata messa a disposizione dalla Regione Toscana «che nella sua Finanziaria, successiva all'entrata in vgore del decreto Monti - prosegue il direttore di Confesercenti - ha ribadito la validità del Codice del commercio in vigore che si basa sulla concertazione delle parti sociali le quali hanno individuato in 22 aperture domencali il giusto equilibrio da mantenere». La situazione più drammatica, secondo il direttore di Confcommercio Gianluca Niccolai «è quella vissuta dai negozianti di abbigliamento e calzature». «Complice il freddo che quest'anno non si è fatto sentire - spiega - molta della merce è rimasta nei negozi». Lorenzi parla addirittura di un crollo di circa il 30% delle vendite. «Purtroppo - commenta - i numeri confermano le nostre previsioni, per questo c'è molta attesa per i saldi invernali e sono certo che il commercio tradizionale, utilizzerà questo strumento con correttezza». Sulla stessa lunghezza d'onda anche Niccolai: «I numeri sono in calo - conferma - la stagione non è andata bene in un territorio dove la crisi ha già falcidiato molti posti di lavoro».
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