Il Tirreno

Prato

Dallo scantinato della parrocchia a Dublino

Valentina Ceccatelli
I tre musicisti che hanno dato vita a Nuur
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I tre musicisti che hanno dato vita a Nuur

Il cammino dei Nuur approdato a Paradisi artificiali, il primo disco del gruppo pratese

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 PRATO. Quando si parla di musica italiana, raramente ci si riferisce alla psichedelia. Sarà che da questa città evidentemente ci si può aspettare di tutto, ma uno dei suoi ultimi parti artistici è proprio questo: psichedelia tutta italiana. Anzi: tutta pratese. I Nuur sono Simone Ducci alla batteria e al sintetizzatore, Edwin Lucchesi alla chitarra e Matteo Bellesi al basso e alla voce.  Il più vecchio ha 25 anni e, per l'anagrafe, nascono nel 2010 in uno scantinato di una chiesa di periferia che lasciano relativamente presto per approdare a palchi non solo pratesi.  «Ognuno di noi, bene o male, veniva già da altri progetti musicali - spiega Simone - questo ci ha fatto partire avvantaggiati perché sapevamo già come suonare in una band e come creare un suono ben amalgamato: abbiamo risparmiato tempo, anche se il genere che facciamo è nuovo per tutti».  A parte la psichedelia, sono rock e musica elettronica a farla da padroni: fra le loro influenze i Nuur annoverano Pink Floyd, Litfiba, Genesis e Jimi Hendrix, ma anche i Chemical Brothers, Massive Attack e Daft Punk: questa miscela musicale si condensa in Paradisi artificiali, il primo disco. «Sono 12 tracce - spiega Matteo - il disco sarà reperibile dal 7 gennaio alla Fnac dei Gigli, a Campi Bisenzio, data in cui lo presenteremo con un live acustico e un'intervista. Si può anche richiedere a mynews.eventi@gmail.com, la nostra agenzia di booking, al prezzo di 10 euro».  Paradisi artificiali può essere considerato la trasposizione in musica della massima di Nietzsche: di tutto conosciamo il prezzo, di niente il valore. Registrato all'Officina Psicoacustica di Barberino del Mugello, il disco è già stato ampiamente collaudato con circa 30 date live nell'arco di un anno e mezzo: «Abbiamo fatto solo concerti veri e propri, niente contest - spiega Edwin - quella dei contest, delle gare fra musicisti, è una filosofia che non regge più. Non puoi metterti a gareggiare se vuoi semplicemente esprimere qualcosa».  I concerti hanno portato i Nuur sui palchi pratesi, ma anche su quelli pistoiesi, di Montecatini, Empoli e, non ultimo, il Viper Theatre di Firenze il 2 dicembre scorso, nell'ambito di Connessioni Creative.  «È stato tutto lavoro di gavetta - continua Edwin - ci siamo messi in tasca la demo e siamo andati in giro per locali a presentarci». Caso più unico che raro, hanno rimediato una data in Irlanda: «L'idea di andare a Dublino c'era già, ad essere sinceri - dice Simone - volevamo andarci in vacanza insieme, ed abbiamo prenotato all'ostello di Litton Lane, in centro, che in origine era uno studio di registrazione che ha ospitato i Cranberries, Def Leppard, U2, Van Morrison e David Bowie. Quando il proprietario ha scoperto che eravamo una band ci ha proposto una serata, ed abbiamo accettato subito».  Come in ogni storia che si rispetti, gli imprevisti non mancano: «E non erano imprevisti da poco - dice Matteo - eravamo già lassù, senza strumenti, e ci siamo arrangiati: Edwin ha avuto una chitarra acustica in prestito e ha comprato un pedale loop in giro per Dublino, Simone ha suonato con una scatola di legno al posto della cassa ed è riuscito a mettere insieme una batteria acustica, ed io ho trovato un basso di ripiego in un negozio in centro. Il concerto è durato un'ora, abbiamo fatto solo i nostri pezzi e ci siamo concessi una sola cover».  Non male, in un momento in cui le cover band vanno per la maggiore: «La cosa più bella è stata la reazione della gente - spiega Simone - lassù sono curiosi, attenti verso la musica sconosciuta, quasi il contrario che da noi: abbiamo fatto un concerto di un'ora, e la sala era piena. C'erano italiani, irlandesi, inglesi, tedeschi, francesi: tutti ragazzi in vacanza, e siamo stati accolti decisamente bene».

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