Il Tirreno

Prato

La "maestra" che raccontava Gesù ai bambini

Maria Lardara
A destra Anna Rosati a sinistra in una foto di 40 anni fa Anna è la seconda da destra
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A destra Anna Rosati a sinistra in una foto di 40 anni fa Anna è la seconda da destra

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PRATO. Il seme della fede lo ha instillato nel cuore di centinaia di bambini prima di indirizzarli verso l'altare per la comunione e cresima. Anno dopo anno, ha nutrito con i suoi racconti su Gesù e gli Apostoli piccole creature, a digiuno di concetti come parola di Dio o comunione con il Padre.  Lo ha fatto per quarant'anni, sempre circondandosi di bambini che in lei hanno visto una maestra, una mamma, una nonna. Fino a che le gambe della terza età non hanno iniziato a fare i capricci.  E così lei, Anna Rosati, catechista storica della parrocchia di San Martino a Vergaio, ha deciso di dare dimissioni. Ma il suo non era un lavoro. Questa è una storia di puro e genuino volontariato dettato da una missione. E una donna che per quarant'anni ha dedicato il sabato pomeriggio (l'ora del catechismo settimanale) a educare ai valori cristiani tante generazioni, non poteva passare inosservata.  Ecco perché padre Rudy Lafazia, parroco di San Martino a Vergaio, ha pensato bene di regalarle a Natale un riconoscimento in pergamena con una citazione tratta dagli Atti degli Apostoli ("Quel che più m'importa non è la mia vita, ma annunciare a tutti che Dio ama gli uomini").  E pensare che Anna Rosati, classe 1935 con le radici piantate dalla nascita nella frazione di Vergaio, da grande voleva fare la maestra: «In famiglia mi chiesero di rinunciare perché di denaro per continuare gli studi non ce n'era».  Venne il 1968, il ricordo del Concilio Vaticano II era ancora vivido nel cuore di tanti credenti. Le briciole dell'unico tempo libero di Anna, mamma di tre figli impegnata a mandare avanti una tessitura artigianale insieme al marito, erano per la parrocchia.  «Ero già nel coro della chiesa finché un giorno don Alfio Bonetti (il parroco di allora ancora vivo, ndr) mi propose di dare lezioni di catechismo a un gruppo di bambini di 8-9 anni da traghettare verso la prima Comunione. Mio marito non avrebbe voluto che accettassi. Mi conosceva bene. Sapeva che in quell'impresa mi sarei gettata a capofitto e che non avrei mai mollato. E così è stato, fino a qualche mese fa, quando ho portato i miei allievi fino alla cresima».  Quando Anna ricevette la proposta di fare catechesi, andò di corsa alla libreria Cattolica di piazza Duomo per comprare testi specializzati, in modo da documentarsi meglio sui fondamenti di quella religione che doveva spiegare ai più piccoli. Filò tutto liscio come l'olio. E d'inverno era la fede a scaldare il cuore dei bambini infreddoliti quando non i termosifoni non erano accesi.  «Fino al 1992 facevo lezione nei locali di una piccola cucina collegata alla pizzeria del circolo Mcl di Vergaio. Ricordo quando eravamo in 32, i bambini alla cattedra e io stavo con il libro appoggiato sulle gambe. Ci s'arrangiava alla meglio. Le "classi" le prendevo a 8 anni e le portavo fino ai 13, il tempo di farli arrivare alla cresima. L'insegnamento ce l'ho sempre avuto nel sangue: i bambini mi hanno sempre ascoltato con occhi aperti. Il mio segreto era raccontare la vita di Gesù in forma "romanzata" per tenere alta la loro attenzione».  In quarant'anni (fra il 1968 e il 2011 c'è stata una parentesi di interruzione legata a problemi familiari), questa signora dall'aria dolce e pacata ne ha viste di tutti i colori.  Uno spaccato di periferia cittadina (il borgo di Vergaio) filtrato dalla scrivania del catechismo.  «Ho visto bambini cinesi andare e venire a lezione, bambini romeni in difficoltà con la lingua e, infine, bambini preoccupati perché i loro genitori avevano perso il lavoro».  Ma questa è già storia più recente. Con le lacrime agli occhi per l'emozione, Anna è fiera di aver tirato su veri testimoni della fede. «Dall'ultima cresima sono venuti fuori quattro aiuto catechisti: Matteo, Edoardo, Guendalina e Greta. Hanno dai 13 ai 14 anni e stanno facendo la "gavetta"».  Piace pensare alla storica catechista di Vergaio che, se un giorno i suoi ex allievi dovessero perdere la fede, «almeno non dimentichino mai i dieci comandamenti che ho insegnato loro per crescere e diventare uomini».  C'è una lezione "difficile" che Anna ricorda, quella sullo scisma anglicano che proprio non andava giù a un ragazzino ribelle. «Spiegare era diventato impossibile, allora "minacciai" le dimissioni a tre mesi dalla cresima. La domenica dopo, all'uscita dalla messa, mi trovai di fronte quel ragazzino. Chiedeva di essere perdonato e abbracciato. Grazie a quei bambini mi sono realizzata come persona, sentendomi parte di una grande famiglia. Vorrei ringraziare i genitori che me li hanno affidato in questo lungo arco di tempo, oltre naturalmente don Bonetti e don Lafazia che hanno creduto in me».  Due generazioni di vergaiesi si sono incontrate a catechismo perché, nel frattempo, gli ex allievi di Anna hanno formato una famiglia e voluto che i loro figli andassero a scuola di fede dalla catechista di sempre. Da buona vergaiese doc, Anna ha avuto l'onore di conoscere il grande Roberto Benigni.  «Me lo ricordo quando negli anni Settata cantava nel coro. Rammento ancora quando andavo a consegnare il calendario di Frate Indovino a sua mamma: mi pregava di lasciarne uno anche per il figlio Roberto».

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