Finanza
Una "passione" lunga due anni
Nel 2009 i primi tagli, a Natale del 2010 il concordato, due mesi fa il fallimento
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PRATO. L'indagine per bancarotta fraudolenta non è una sorpresa. Da settimane la voce girava in città. A onor del vero dal momento in cui i commissari hanno deciso di sospendere il concordato e i liquidatori, Giacomo Cenni e Giacomo Giovannelli, hanno optato per la presentazione del fallimento in proprio. Pochi ad oggi sanno con esattezza quali sono i motivi che hanno dato il via all' indagine - la relazione completa dei commissari in cui si parlava di atto di frode - non è mai finita in mano ai creditori bloccata dalla presentazione del fallimento. Un epilogo che certo non si immaginava due anni fa, quando, era il 22 settembre del 2009, pubblicamente emerse che le aziende dei Cenni e dei Giovannelli non erano solo le paillettes delle miss ma anche difficoltà finanziarie e di mercato. L'azienda Mi Mill, una delle aziende satellite del Gruppo Sasch, annunciò la cassa integrazione per le nove dipendenti. La situazione, dibattuta e mai chiarita fino in fondo, di fatto portò al trasferimento in Cina del reparto modelleria. Pochi mesi, è il marzo del 2010, quando si comincia a parlare di forte debito del gruppo Sasch: l'azienda propone agli istituti di credito una rimodulazione del credito. Si parla di un'esposizine complessiva di 100 milioni di euro. La proposta è spalmarli su 10 anni. Si parla di problemi di liquidità, dell'esigenza di farsi trovare preparati in caso di ripresa dei mercati. E' il periodo in cui il piano di razionalizzazione entra nel vivo e i tagli si fanno evidenti. Ci sono trattative in atto per dare in affitto una parte dei capannoni dove si trova la Gommatex. Sono 5 mila metri quadrati e a far discutere è il fatto che gli interessati sarebbero degli imprenditori cinesi. E' il maggio del 2010. E' con il luglio del 2010 che trapela la notizia che da poco più di un mese alla guida della Go-Fin è arrivato un manager, è Michele Tardi, ex Meridiana. E' considerato un uomo delle banche e a lui (oggi indagato con gli altri amministratori) toccherà il compito di agevolare i rapporti tra il Gruppo e le banche per arrivare all'approvazione del piano. Si comincia però a parlare di strumenti per affrontare la crisi un po' più importanti: l'azienda smentisce il ricorso a un'amministrazione straordinaria. Pochi giorni più tardi - è il 16 luglio - ed esce la notizia che la Sasch ha aperto una procedura di mobilità per 43 persone. Alla fine sarà firmata una cassa integrazione. La Sasch, si dice, debba ridisegnare il profilo aziendale per adeguarsi al nuovo giro d'affari. Il Gruppo ha 160 milioni di euro di debiti. Giacomo Cenni, ormai alla guida dell'azienda di abbigliamento al posto del padre che invece siede sulla prima poltrona del Comune di Prato, rilascia un'intervista. Accanto a lui c'è il manager Michele Tardi. «Siamo pronti a salvare la Sasch», dice. Ci sono 145 milioni di euro di debiti, si stanno chiudendo parte dei negozi e si prevedono tagli all'occupazione. Un punto da cui ripartire, sembra. Non sarà così. A Natale del 2010 la situazione si fa tragica. Si procede con i licenziamenti e l'unica strada possibile è il concordato. Nasce la newco con il compito di riacquistare marchio e immobili. Poi in autunno i nuovi soci si tirano indietro ed è fallimento in proprio. Ieri l'intervento della procura. I.R.
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