Il dolore
Diventa italiano, offese su Fb
Maria Lardara
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Bettazzi e il giovane Huang A difenderlo il presidente del consiglio Bettazzi
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PRATO. Chi l'ha detto che i cinesi sono restii a prendere la cittadinanza italiana? Una decisione del genere Paolo Huang, 24enne diplomato del Dagomari, l'aveva ponderata bene, tanto da mettere nel cassetto il passaporto del Dragone. Perchè, giusto per informazione, se diventi italiano agli occhi dello Stato puoi scordarti la cittadinanza cinese (per mancanza di accordi fra Italia e Cina). E Paolo ha scelto di mettere radici nel Belpaese, giurando fedeltà alla nostra nazione. Ma questa integrazione, con tanto di cittadinanza "ufficializzata" in Comune, ha fatto storcere il naso ad alcuni pratesi. Il messaggio di benvenuto che il presidente del Consiglio comunale Maurizio Bettazzi ha dedicato a Huang pubblicamente su Facebook, con una foto che immortala la loro stretta di mano dopo che il 24enne aveva giurato fedeltà (è stata scattata all'anagrafe di piazza San Niccolò), è stato però "rovinato" da una valanga di commenti dal sapore offensivo nei confronti del giovane neo italiano, riportati sulla pagina del presidente pidiellino. «Non mi piace, non sarà mai italiano», è la critica di Luciano mentre Fabrizio rincara la dose («Che renda pubblica la denuncia dei redditi»). La più pesante è stata Alessandra («Ma che cittadinanza... ma che vada a c... e ci rimanga»). Interviene persino il portavoce del sindaco Cenni, Maurizio Ciampolini, sottolineando come il giovane abbia compiuto «un atto di grande coraggio» («Ha rinunciato alla cittadinanza cinese, un bene prezioso ai giorni della globalizzazione, ma soprattutto ha fatto un passo avanti verso l'integrazione»). Lascia correre il ragazzo cinese, dal 1996 in Italia con la sua famiglia, divenuto bersaglio d'insulti in quella piazza virtuale che è il mondo di Facebook. «I giudizi degli altri non m'interessano: ho centrato l'obiettivo della cittadinanza, per me conta solo questo. Non potrei vedere altrove il mio futuro che in Italia». Oggi colonna portante dell'azienda di abbigliamento del padre (a Tavola), Huang era un piccolo genio della matematica all'epoca in cui frequentava il Dagomari. Da un anno non stava più nella pelle per avere la cittadinanza del paese di cui ora non è più ospite. «C'è voluto meno di quanto pensassi. Con il permesso di soggiorno - racconta - non si può nemmeno viaggiare in Europa». Prova a sdrammatizzare anche Bettazzi anche se su Facebook aveva scritto di sentirsi dispiaciuto per i «commenti intolleranti» («questo ragazzo ha assunto una decisione importante per il suo futuro»). Sua è la conferma che di cinesi "convertiti" a cittadini italiani si contano sulla punta delle dita (ogni anno a Prato gli stranieri a cui viene conferita la nostra cittadinza si aggira dai 300 ai 500). «Magari ce ne fossero altri. Questo è il primo orientale a cui ho conferito la cittadinanza dall'inizio del mio mandato. Al nostro neo concittadino, al quale ho ricordato come d'ora in poi avrà più doveri che diritti, ho anche lasciato il mio numero di cellulare».
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