Attenzione
Un patto a tre per lo sviluppo
Carlandrea Poli
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Foto di gruppo per le tre giunte provinciali I progetti delle Province di Prato, Firenze e Pistoia
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PRATO. Cancellati con un tratto di penna dal decreto Monti che segna la loro cessazione anticipata, l'agonia dei Presidenti delle Province dell'area vasta - Firenze, Pistoia e Prato - si muove fra un progetto di area metropolitana e la difesa d'ufficio di doveri e privilegi dei buon vecchi enti intermedi. Il più ambizioso è il fratello maggiore di questa compagine istituzionale, il presidente fiorentino Andrea Barducci che a margine di un incontro tripartito a palazzo Banci-Buonamici incardina la sua idea di riorganizzazione istituzionale: «Sarà un patto che lasceremo a chi verrà dopo di noi. Alla stortura del decreto Monti non si può che rispondere con una proposta condivisa fra le tre Province. Vogliamo costruire un nuovo soggetto istituzionale che abbia competenza sulla pianificazione urbanistica, su quelle infrastrutture e su quei nodi della mobilità che toccano gli interessi comuni dei nostri territori». Il percorso in questa direzione sarà l'affinamento di una proposta concertata fra Firenze, Pistoia e Prato da sottoporre alla "bicameralina" istituita dalla Regione per ridisegnare gli enti. Potrebbe essere proprio il presidente toscano Enrico Rossi a consegnare oltre alla competenze un nuovo strumento urbanistico alle aree metropolitane: qualcosa di sovraordinato rispetto ai piani strutturali dei Comuni, ma anche ai piani territoriali di coordinamento delle Province. La tentazione sarebbe di decidere da protagonisti le sorti della nuova Italia delle autonomie, ma ogni possibile riflessione diventa una pia speranza fuori dalla porta di Montecitorio e di palazzo Madama. Soltanto il Parlamento potrà riscrivere le regole costituzionali, per evitare in primis una sovrapposizione fra le aree metropolitane e i consigli provinciali che dovranno essere nominati dai Comuni secondo il governo Monti. E, cosa ben più vitale, solo il Parlamento spronato dal governo Monti potrà mettere mano alla legge Calderoli per precisare funzioni e meccanismi elettivi della futura città metropolitana. I tre presidenti esprimono una preferenza per un soggetto che non sia la semplice riduzione dei loro enti in una superprovincia. Lontano il centro decisionale, a loro non tocca altro che provare a reagire all'ondata di antipolitica che sta travolgendo una parte della casta. Come la storia politica di questo paese ci ha abituati alla richiesta di austherity anche le istituzioni locali si rifugiano in un'altra galassia. Ne dà un saggio la presidentessa di Pistoia, Federica Fratoni: «Il nostro stipendio è meritato fino all'ultimo centesimo. Lavoriamo 24 ore al giorno. Da parte nostra non esistono sprechi, perché le amministrazioni sono fatte per spendere».
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