Il dolore
I Kinkaleri, ricerca e sperimentazione tra discipline diverse
Miriam Monteleone
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PRATO. Non sono una new entry della scena contemporanea, ma il loro nome a Prato da anni fa rima con sperimentazione, ricerca sul movimento e performance di teatro danza. I Kinkaleri, nati come compagnia nel 1995 a Firenze e dal 2001 con sede operativa a Prato - nello Spazio K di via Santa Chiara - ormai si sono ritagliati un posto nel panorama contemporaneo. Non solo in quello toscano, perché il collettivo da anni partecipa con sue produzioni a festival come "Fabbrica Europa" e "Contemporanea". I Kinkaleri hanno realizzato residenze artistiche e progetti in tutto il mondo: dall'Oriente all'Occidente. In particolare per l'opera video "West" hanno soggiornato in dodici capitali del mondo, raccogliendo materiale e usando le città come sfondo e parte integrante della loro ricerca. Eppure nonostante tutta la strada fatta, i "Kinka" in città per qualcuno sono ancora una realtà teatrale "di nicchia", un po' per la loro cifra artistica, un po' per le difficoltà legate alla circuitazione. Il gruppo attualmente è formato da Massimo Conti, Marco Mazzoni e Gina Monaco e si avvale della collaborazione di Matteo Bambi. Oltre a spettacoli, la compagnia, realizza diversi progetti installativi e performativi in situazioni e spazi specifici, con cui si relaziona di volta in volta. «Se fai ricerca - spiega Marco Mazzoni, uno dei veterani del gruppo - sai già di appartenere a una categoria non convenzionale. Di questi tempi poi trovare una circuitazione per le proprie produzioni è diventato ancora più difficile. Si riesce a sopravvivere, certo, ma non ci sono grandi guadagni. A Prato ci siamo dal 2001 ma vorremmo ulteriormente valorizzare il nostro spazio e farci conoscere. In città collaboriamo con il Centro Pecci e con il Metastasio da anni. Attualmente abbiamo tre produzioni in tournèe: "I am that my"; "Ascesa e caduta" e lo spettacolo per bambini "Nessun Dorma", ma abbiamo pensato di ospitare una mini rassegna nel nostro spazio per aprirlo alla città». «Lo Spazio K non è solo il nostro luogo di residenza - aggiunge Gina Monaco dei Kinkaleri - ma un luogo di scambio, dove invitiamo le compagnie, facciamo laboratori dinamici, prove aperte, incontri e performance. Attualmente lo stiamo utilizzando come teatro. Stiamo ospitando una serie di spettacoli nell'ambito del progetto "Is it my word?". Una piccola stagione, circa due appuntamenti al mese e un modo per far conoscere il nostro spazio a pubblico ed addetti ai lavori. La qualità è alta, siamo molto soddisfatti di questo progetto».
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