Il Tirreno

Prato

Dopo i casi di Cangioli e Maselli si apre una nuova “Era” per la gestione degli ammortizzatori sociali

«Aziende libere di scegliere»

Operai durante un presidio per la chiusura di un’azienda
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Operai durante un presidio per la chiusura di un’azienda

Marini non condanna i mancati rinnovi delle casse integrazioni

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 PRATO. Ad aprire la strada è stato Vincenzo Cangioli, vice presidente dell'Unione industriale e titolare dei uno dei più blasonati lanifici pratesi. Pochi giorni e la stessa scelta è arrivata da Mario Maselli, già guida degli industriali. Il messaggio è chiaro: i rinnovi delle casse integrazioni non sono più scontati.  Imprese e sindacati sulla scelta degli ammortizzatori sociali non vanno più a braccetto. L'idea di sfruttare al massimo le risorse del governo per tenere i lavoratori comunque legati alle aziende e quindi in grado di avere il sostegno al reddito per il più lungo periodo possibile non è più condivisa. O perlomeno non lo è per alcuni tra gli imprenditori di spicco dell'Unione industriale. La crisi si sta allungando troppo e i lavoratori in esubero, ancorché in cassa integrazione, cominciano ad essere considerati un fardello.  O, per dirla alla Riccardo Marini, «la cig, straordinaria o in deroga, non è una gestione indolore per le aziende». Il presidente degli industriali pratesi non bolla le iniziative di Maselli e Cangioli come personali e anche se non parla di condivisione è evidente che non le condanna. «Anticipare la cassa integrazione ai dipendenti - spiega Riccardo Marini commentando la rinuncia ad allungare ulteriormente gli ammortizzatori sociali dei colleghi - in questa situazione è uno sforzo per le imprese anche perché per riavere i soldi indietro con le compensazioni serve tempo. E oltre al costo e alla gestione della liquidità c'è il problema che le aziende che hanno lavoratori in cassa integrazione non possono gestire i picchi di lavoro come preferiscono. E oggi la flessibilità nella gestione delle piccole imprese è importante».  Per Riccardo Marini le scelte di Maselli e Cangioli di mettere in mobilità i dipendenti in esubero anziché rinnovare la cassa integrazione è da comprendere. «Ci sono dipendenti - dice - che sono stati considerati in esubero molto tempo fa. Le aziende le hanno tenuti legati anche due anni e non si può andare avanti all'infinito. E' pur vero che se la gestione della cassa integrazione fosse più facile nessuno si porrebbe il dubbio di cosa fare. Adesso, con i rinnovi che ci sono già stati, come associazione non possiamo non rilevare che le aziende sono già state molto disponibili e quindi è ancor più che legittimo scegliere in base ai singoli casi».  Infine Marini rileva un aspetto finora rimasto in ombra: «Non possiamo far finta di non vedere che in alcuni casi la cassa integrazione abbinata a un lavoretto non regolare sta consentendo di guadagnare di più che se si lavorasse solo nella propria azienda. Il problema semmai riguarda cosa accadrà l'anno prossimo: da settembre il mercato si è completamente bloccato. E così è impossibile andare avanti». I.R.

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