Il Tirreno

Prato

Investimento argentino a Oste

Alessandro Pattume
Alejandro Jacquet
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Alejandro Jacquet

Azienda sposta dalla "pampa" la produzione dei condizionatori

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 MONTEMURLO. Dall'Argentina a Montemurlo con l'obbiettivo di rimanerci a lungo. Il gruppo argentino Colven, che vende in tutto il mondo condizionatori e altri accessori per camper, sposterà dalla pampa a Oste la produzione di condizionatori evaporativi a partire dalla metà di gennaio. Montemurlo sembra piacere molto a Vigia Viesa Italy, filiale commerciale Colven sbarcata sotto la Rocca un paio d'anni fa. Il suo è un investimento che prevede altri 1500 metri quadrati dedicati e l'apertura di una nuova azienda, l'Ital Colven. «Fino ad oggi la produzione di questo tipo di condizionatori avveniva in Argentina, dove venivano anche pre-assemblati - spiega Alejandro Jacquet, direttore generale di Vigia Viesa Italy - da gennaio invece verranno quasi interamente prodotti a Montemurlo, eccezion fatta per il filtro di fibre di legno, tecnologia esclusiva del gruppo». Uno spostamento dovuto all'esigenza di accelerare i tempi di risposta alla domanda dei tanti clienti europei. «Assistenza e prodotti quasi personalizzati senza scendere a compromessi sulla qualità, questo l'obbiettivo - spiega Jacquet - Il nostro è un investimento mirato ma prudente: una prova che speriamo serva per trasportare in Italia, gradualmente, il comparto della piccola produzione. Per noi questo significherebbe crescere molto, per le aziende italiane invece lavorare». Per la costruzione dei propri condizionatori, l'Ital Colven si servirà infatti di sole aziende italiane: di Brescia per la parte elettrica, tanto per cominciare, e di Reggio Emilia per quella plastica. La componentistica metallica sarà invece ad esclusivo appannaggio di aziende pratesi e pistoiesi. Un indotto destinato a crescere sin da subito. Di assunzioni invece, il generale manager Vigia Viesa non parla ancora. «L'apertura di Ital Colven ha portato all'assunzione di tre persone a tempo indeterminato, persone del settore, che già conoscevamo - spiega - questo non vuol dire che non assumeremo in futuro, ma solo che i nostri sono prodotti stagionali e che quindi non siamo in grado di fare previsioni». Anche questa è globalizzazione, e non viene certo per caso. Se si deve trovare la ragione che oggi spinge una multinazionale ad investire in Italia, Alejandro Jacquet non ha dubbi. «Da una parte ci sono le caratteristiche italiane e dall'altra la situazione di crisi che l'Europa sta attraversando - comincia - L'industria italiana è fatta da tante piccole realtà artigianali: proprio quello che stavamo cercando. La situazione economica europea ci induce invece a prepararci con attenzione perchè il momento della ripresa ci veda un gradino più avanti dei nostri concorrenti».

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