Il dolore
Ecco come t'invento un mestiere
Maria Lardara
Nove donne e un uomo, disoccupati, ai corsi di sartoria d'alta gamma della Cna
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PRATO. Date a nove donne e un uomo dei ferri del mestiere come ago e filo, metro e spilli, e naturalmente tessuto, tanto tessuto, che sia seta o lana, cachemire o cotone: in sei mesi vi faranno vedere come nasce un atelier di sartoria, con tutti i dettami dell'alta moda. E come nasce un modello raffinato dalle sapienti mani di una maestra di sartoria artigianale, una di quelle figure ormai difficili da reperire sul mercato. Modello, taglio, prototipo su tela, lavorazione e rifinizione del capo. Non è un gioco da ragazzi. Semmai, è la voglia di mettersi e rimettersi in gioco, a vent'anni come a quaranta. E' il lavoro del futuro su cui scommettono le corsiste di sartoria di alta gamma (non solo donne: c'è anche un ragazzo) promosso dall'agenzia formativa Sophia, nella sede provinciale di Cna di via Zarini. Fedeli al motto eternamente valido "impara l'arte e mettila da parte", le aspiranti sarte gettano le fondamenta del loro avvenire strizzando l'occhio a quel fare impresa che è nel dna di Sophia (l'agenzia formativa, accreditata presso la Regione, di Cna Prato e Pistoia, cui ha aderito nel 2010 anche Confartigianato Prato), sotto l'occhio vigile di una docente di tutto rispetto come Ombretta Maffei che ricopre incarichi nazionali in Cna Federmoda e che, dal 1978, crea abiti su misura dal suo atelier fiorentino. «Il fine del corso è fare in modo che questi ragazzi escano da questo laboratorio con le nozioni giuste per aprire un'attività in proprio», spiega Maffei sensibile al ricambio generazionale nel suo settore. Il segreto è lavorare su prototipi di capi veri con materiali veri, l'uno diverso dall'altro. E così succede, ad esempio, che Donatella, una delle allieve, faccia indossare il corpino di cachemire rifinito in seta alla compagna Simona. «Qui si respira l'aria dell'atelier di moda. Teoricamente si può venire qui e ordinare un capo su misura. Corsi di questo livello sono una rarità sul mercato, non si trovano nemmeno al Polimoda. E, fra gli sbocchi possibili, anche l'aggregazione in gruppo per fare vita a una sartoria in proprio». L'impegno per i dieci corsisti (sei di loro hanno ottenuto un voucher della Provincia di Prato per frequentare gratuitamente il corso, gli altri lo hanno pagato circa 1.500 euro) è di 9 ore alla settimana (in tutto 170 ore) ma da febbraio, con l'attestato in tasca, dovranno dare prova non più solo di imbastire ago e filo ma anche di saper fruttare quell'esperienza. «Il mondo dell'abbigliamento, compresa la realtà dei pronto moda cinesi, ha bisogno di queste figure preparate», sottolinea Cinzia Grassi, direttrice dell'agenzia Sophia. Intanto la pratica c'è tutta. Qui dentro, in questo piccolo laboratorio dove scampoli di stoffa affiorano qua e là sui tavoli di lavoro, si cuce a mano ma non solo. E le 7 macchine da cucire girano a pieno ritmo per regalare impunture e rifiniture a capi realizzati ad arte. «Come Sophia - aggiunge Grassi - abbiamo investito sulle attrezzature acquistando tutti gli strumenti che hanno permesso di allestire un laboratorio in piena regola». Del domani non c'è ancora tanta voglia di pensare qui, mentre si cresce e ci si fa le ossa tra manichini vestiti con creazioni tutte originali. Per alcuni brucia la ferita di un lavoro perso in passato, per altri si manifesta lo spirito del ventenne che ha tutta la vita davanti e la voglia di costruirsi il futuro con le proprie mani. E' il caso di Donatella Franco, la giovane 22enne presidente dell'associazione "Vestire un sogno" composta dagli ex allievi dell'istituto d'arte di Montemurlo. Il diploma non le bastava tanto che la ragazza, visto che il lavoro non arrivava, ha deciso di iscriversi alla facoltà di Lettere per frequentare il corso di "cultura e progettazione della moda". «Sogno di fare la stilista - racconta mentre cuce un gilet in formato double face -: ancora non mi sento pronta a fare l'imprenditrice ma l'obiettivo finale dovrebbe essere quello».
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