Gioco
Costretti a girare di nascosto la fiction cinese nei capannoni
Paolo Nencioni
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La troupe cinese venuta a Prato a presentare il progetto della fiction 3 MINUTI DI LETTURA
PRATO. Girano alla luce del sole nelle piazze di Lucca, ma sono costretti a entrare "in clandestinità" quando si spostano a Prato. E' la paradossale situazione della troupe cinese che sta realizzando una fiction da 50 puntate che verrà trasmessa su CCTV1, il canale nazionale della televisione di Pechino con un'audience potenziale di oltre un miliardo di persone. In pratica le riprese vengono fatte per un paio di giorni a Lucca e poi si trasferiscono a Prato in uno o più capannoni nella zona di via Pistoiese, rigorosamente top secret, dove vengono girati gli interni. A raccontare le difficoltà di attori e regista è stato martedì sera, dopo la proiezione del film "Io sono Li" al cinema Terminale, un membro della troupe, per spiegare quanto possa essere difficile fare una cosa che da altre parti sarebbe del tutto normale. Si parlava d'integrazione tra italiani e cinesi, un nervo scoperto a Prato, nonostante tutte le professioni di buona volontà. La fiction diretta da Sheng Kong e prodotta dalle società Zhenjiang Yingshi e Qing Ce Quan cultura, racconta la storia di una ragazza cinese che sbarca in città e lavora come cameriera in un ristorante, poi apre una confezione e diventa un'imprenditrice di successo. Una storia che fece storcere la bocca al sindaco Roberto Cenni - era il 2 luglio dell'anno scorso - quando i produttori cinesi, conosciuti dal presidente Lamberto Gestri durante una sua visita in Cina e andarono a parlargli del progetto. «Non possiamo dare una rappresentazione di Prato come l'Eldorado - disse il sindaco - altrimenti attraverso un messaggio errato della televisione arriveranno altre migliaia di clandestini. Abbiamo già avuto un esempio negativo negli anni Novanta con l'Albania». «Mi chiedo se questa imprenditrice - aveva aggiunto Cenni - nel fare soldi abbia rispettato la legge, pagato le tasse e gli stipendi agli operai». Il regista ci rimase male, fu accolto meglio in Provincia dello stesso Gestri e dall'assessore Edoardo Nesi ma poi, per non rischiare di trovarsi i bastoni tra le ruote, decise di girare gli esterni a Lucca, come sta facendo. Probabilmente temeva che, dovendo chiedere al Comune il permesso per l'occupazione di una piazza, si trovasse a dover superare ostacoli e ritardi burocratici. Nel frattempo l'ostilità verso la fiction è tracimata su Facebook, dove è spuntato un gruppo dal titolo "Non vogliamo anche la fiction cinese a Prato. Diciamo no!", confermando che Prato è un terreno ostile per un certo tipo di iniziative. Un'ostilità registrata anche lo scorso marzo, quando il produttore Giorgio Leopardi, che voleva girare a Prato "Una vita migliore" con Alessandro Paci e Massimo Ceccherini e molti attori cinesi, disse di non aver riscontrato molta disponibilità (ha poi scelto Firenze). Resta da capire per quale motivo pratico la troupe della fiction cinese sia costretta lavorare nei capannoni senza farlo sapere in giro (in uno spazio privato il Comune non può proibire niente). Probabilmente i proprietari dei capannoni non gradiscono un certo tipo di pubblicità.
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