Il Tirreno

Prato

IL FILM DI SEGRE

Cinesi increduli «Davvero la realtà pratese è questa?»

Carlandrea Poli

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 PRATO. Un film integra meglio di due giunte locali. La pellicola del giovane regista Andrea Segre "Io sono Li" per una sera attira decine di cinesi ad un incontro con i pratesi autoctoni di quanto non fosse successo prima nei numerosi abboccamenti del tavolo sull'integrazione della Provincia o - nei più sporadici - incontri fra la giunta comunale ed i referenti istituzionali della comunità orientale.  Il racconto di Shun Li, del suo debito contratto per arrivare in Italia che deve essere ripagato lavorando in condizioni di sfruttamento in un laboratorio tessile, riesce per la prima volta ad attirare una cinquantina di cinesi a dibattere sui nervi scoperti del loro distretto dei pronto moda. Non si punta il dito. Non interessa agli interlocutori del confronto moderato dal giornalista del Corriere della Sera, Dario Di Vico né tanto meno al regista. Il cui unico intento è di rivelare l'essenza di un rapporto di potere fortemente squilibrato indipendentemente dalla cultura, dall'etnia o dalla razza. I cinesi apprezzano. Certo, per loro è difficilmente concepibile che vengano considerati reali quei capannoni. Il quesito che più si sente è: «Ma davvero esistono queste situazioni? Se sì, io non le conosco» prorompe la giovane Shu Shu.

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