Il Tirreno

Prato

Il Datini nelle case cinesi

Maria Lardara
Un gruppo di studenti pratesi e cinesi ad una manifestazione
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Un gruppo di studenti pratesi e cinesi ad una manifestazione

Franco Cardini: «Scoprire insieme le nostre storie»

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PRATO. Il mercante Datini sta a Marco Polo come Confucio sta a Malaparte. L'equazione non è per nulla azzeccata. E' l'orologio della storia che è impazzito? No, è la via per l'integrazione possibile tra pratesi e cinesi, facendo tesoro di passati diversi ed eppure tutti da scoprire, secondo lo storico Franco Cardini.  Un fiorentino che si è lasciato adottare da Prato cui certo non si può riconoscere di tifare a sinistra, se non altro per le sue esperienze passate (in gioventù è stato iscritto al Msi), anche se a Cardini le etichette politiche non sono mai piaciute.  Lunedì sera, ai margini di un convegno promosso dall'associazione "Politica e società" presieduta da Vannino Chiti (il vice presidente del Senato giunto a Prato per l'occasione), il noto storico ha messo a disposizione "gratuitamente" alla città la sua competenza di storico per dare un inedito contributo sul doppio scambio dell'integrazione. E si è offerto come volontario per insegnare la storia di Prato ai ragazzini con gli occhi a mandorla e adoperandosi, viceversa, affinché il patrimonio di tradizioni millenarie orientali possa svelarsi ai loro coetanei pratesi, con un appello rivolto ai colleghi che insegnano alla scuola media.  Un'integrazione sino-pratese che si costruisca, mattone dopo mattone, rileggendo i libri di storia, ricca di quei personaggi pratesi, oppure discendenti della Grande Muraglia, che potrebbero affascinare o incuriosire.  Degli usi e costumi degli orientali ne ha d'altro canto una testimonianza diretta Cardini, lo stesso che dieci anni fa decideva di prendere casa in via da Filicaia, che oggi sorseggia una tazzina di caffè al bar orientale accanto all'ortofrutta Vannucchi («Ma ai cinesi dobbiamo insegnare come si fa il nostro caffè», scherza) e che va pazzo per i sedani alla pratese.  Lunedì sera il professore "punzecchiava" il Pd che, con l'ex sindaco Marco Romagnoli e la segretaria provinciale del Pd Ilaria Bugetti, premeva sul tasto dei diritti per gli immigrati, come la cittadinanza per i bimbi stranieri qui nati: «Perché non spiegare ai ragazzini cinesi chi era veramente Francesco Datini e, viceversa, ai pratesi quale glorioso passato di millenni di storia racchiudono i cinesi? Sono pronto a fare la mia parte. Non basta infatti chiedere diritti per gli immigrati - ha aggiunto -: facciamo in modo che si creino occasioni di incontro con gli italiani, anche sul piano gastronomico. Al bar cinese vedo sempre solo tre italiani a prendere il caffè».  Secondo Cardini, il Dragone non deve far paura con le sue tradizioni. «Gli stranieri che intendono mantenere le loro abitudini non stanno insidiando le nostre. Siamo noi pratesi, toscani e italiani i primi ad aver mangiato le tradizioni occidentali. Basti pensare alla perdita del culto dei morti a favore di Halloween...».  Le intuizioni dello storico, sull'insegnamento di Prato ai cinesi e della Cina ai pratesi, sono state subito raccolte dal vice presidente Chiti: «Fossi in Ilaria (Bugetti, la segretaria del Pd ndr) coglierei subito la disponibilità del professor Cardini».

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