La manifestazione
«Gli stracci non sono mafia»
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La sede della Tesmapri in via Bicchieraia a Bagnolo La difesa della Tesmapri dopo l'inchiesta sullo smaltimento
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MONTEMURLO. Quindici giorni. Tanto è durato il sequestro imposto dalla Direzione distrettuale antimafia agli uffici e al magazzino della Tesmapri, per i cui vertici rimane però l'obbligo di firma. «Appena in tempo - spiega Edoardo Amerini, uno dei soci dell'azienda - altrimenti nel giro di due mesi saremmo falliti». Questione di stracci: alla Tesmapri adesso è l'ora dei distinguo. I distinguo. Il nocciolo della questione ruota intorno a un concetto preciso: non tutti gli stracci significano associazione mafiosa. «Alla Tesmapri viene contestata solo la violazione delle procedure per lo smaltimento dei rifiuti tessili - spiegava ieri in conferenza stampa Federico Febbo, legale della Tesmapri insieme a Costanza Malerba - L'azienda infatti non è mai stata collegata ad associazioni di stampo mafioso». «Ormai però - spiega Edoardo Amerini, uno dei soci di maggioranza - il danno d'immagine è fatto e la nostra è un'azienda non solo con un indotto enorme ma anche partner di decine e decine di associazioni di volontariato ed altri soggetti impegnati nel sociale come la Caritas o le parrocchie. Siamo parte integrante di un processo virtuoso di cui andiamo orgogliosi da trent'anni - conclude - un processo che ricicla quelli che sono rifiuti a tutti gli effetti e che senza di noi peserebbero sui cittadini attraverso le tasse». Senza norme. Alla Tesmapri sostengono anche che lo smaltimento dei rifiuti tessili sia un settore le cui norme sono insufficienti e non adeguate. «La norma indica solo un limite di carica batterica entro cui far rientrare gli indumenti usati, attraverso l'igienizzazione - spiega Amerini - e siamo l'unico paese in Europa ad adottare questa politica». Un'eccezione che non rende probabilmente competitivi sul mercato e «che complica anche la vita - aggiunge Amerini - non solo perchè la carica batterica degli indumenti usati è già di per sé bassissima, ma anche perchè non vengono indicati i procedimenti da utilizzare nell'igienizzazione». E' il processo di igienizzazione al centro delle contestazioni fatte alla Tesmapri. «La nostra azienda opera nel settore attraverso due canali ben precisi - continua Amerini, che è anche il presidente del Consorzio degli abiti usati (Conau) - Da una parte c'è la vendita al pubblico, attività che prevede appunto l'igienizzazione, e dall'altra la vendita degli stracci come rifiuti ad altri soggetti specializzati. Ci viene quindi contestato il venti per cento del volume totale dei rifiuti trattati». Trasparenza. Intanto, nella sede di via Bicchieraia, il fondatore dell'azienda Aldo Ugolini racconta quindici giorni di insonnia. «La cosa più inaccettabile di tutta la faccenda - racconta - è stata l'ipotesi che dietro la nostra azienda ci fosse un illecito sistematico e che noi ce ne approfittassimo. E' io sono passato per un delinquente, cosa che non sono». Dall'altra parte, la Tesmapri annuncia una campagna all'insegna della trasparenza. «In questa spiacevole situazione ci siamo resi conto che sono veramente poche le persone che conoscono davvero il funzionamento dello smaltimento degli indumenti usati - spiega Amerini - così il prossimo anno, i nuovi cassonetti per la raccolta degli indumenti porteranno delle informazioni utili sul settore, mentre racconteremo tutti i passaggi della filiera attraverso i video del nostro canale Youtube». A.P.
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