Il Tirreno

Prato

Sfrattata e senza lavoro mamma Nadia è disperata «Qualcuno mi aiuti»

A destra Nadia Giglioni mostra la muffa sulla parete del bagno
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A destra Nadia Giglioni mostra la muffa sulla parete del bagno

«Non riesco più a pagare l'affitto e le bollette E mercoledì prossimo resterò senza un tetto»

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 PRATO. Come regalo di Natale riceveranno uno sfratto che ormai è esecutivo: una madre senza più un lavoro, con un figlio minorenne a cui badare, rischia di finire in mezzo a una strada e chiede disperatamente aiuto. Un dramma che purtroppo a Prato coinvolge molte famiglie finite in questa situazione a causa della disoccupazione. Nadia Giglioni, fino al 2008 un posto di lavoro ce l'aveva.  La sua è la storia di una terzista con una roccatura, costretta a chiuderla in seguito alle conseguenze della crisi nel tessile. Da quel momento per la donna, nel frattempo rimasta senza genitori e abbandonata prima dal padre di suo figlio poi anche dal marito, è iniziato un calvario fatto di contratti a termine, lavoretti improvvisati per qualche centinaio di euro e cercare di tirare avanti.  Pagare l'affitto però è diventato sempre più difficile, in più mettici le spese per le bollette del gas, acqua e luce, e quelle per la scuola del figlio che dal padre non riceve regolarmente gli alimenti. Così, dopo un anno e cinque mesi, la proprietaria ha intimato all'inquilina uno sfratto per morosità che sarà esecutivo il 14 dicembre: «Alle 16 arriverà l'Ufficiale giudiziario, ma noi non intendiamo uscire di casa perché non sappiamo dove andare».  La proprietaria dell'immobile non ha accolto la richiesta della donna di far slittare più avanti lo sfratto, nemmeno in previsione di iniziare a riscuotere le mensilità arretrate coi primi soldi del tiricinio retribuito al quale Giglioni è stata ammessa. «Ho appena cominciato - spiega la donna - ma mi pagheranno tra due mesi, come concordato nella convenzione stipulata con l'azienda, con una retribuzione di 600 euro mensili, per la durata di sei mesi. Non sono molti soldi, ma un po'per volta potrei riuscire a rimettermi in pari coi debiti, se invece mi sfratteranno finirò nei guai perché non riuscirei mai a pagare l'anticipo per l'affitto di un altro appartamento».  D'altra parte i servizi sociali del Comune, che in questi casi dovrebbero funzionare da cuscinetto, con i pochi fondi a disposizione non ce la fanno più a far fronte alle sempre più numerose richieste di aiuto. «A settembre mi hanno dato dei soldi per pagare la bolletta dell'acqua e del gas, circa 200 euro in tutto - ammette la donna - poi non ho più ricevuto aiuti da nessuno, anche la Caritas diocesana mi ha chiuso la porta in faccia. Non so più come andare avanti, più che altro per mio figlio che non voglio rischiare di perdere. Credevo di avere diritto alla casa popolare, ma non sono nemmeno rientrata in graduatoria. In più, tra bollette, assicurazione del motorino che uso per andare a lavorare e qualche prestito che devo ancora restituire, mi andrà via tutto il primo stipendio di febbraio».  Ai debiti vanno sommate le spese per le cure mediche cui madre e figlio si stanno sottoponendo a causa di un principio d'asma, che secondo loro, sarebbe causato dall'eccesso di umidità nell'ambiente. Alle pareti la muffa è ormai dappertutto: «Si sta allargando ovunque e noi ci stiamo ammalando - fa notare la donna mostrando le ricette del medico - anche per questo ho smesso di pagare l'affitto cercando un compromesso con la proprietaria che avrebbe avuto il dovere di far eseguire i lavori per togliere l'umidità dalle stanze e ripulire i muri. Nonostante le richieste, una sua risposta non è mai arrivata finché non ho ricevuto una l'intimazione di sfratto».

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