Sicurezza
Il decreto Monti consente le aperture dei negozi tutte le domeniche, nei giorni festivi e senza limiti di orario
Coro di no contro la liberalizzazione
Maria Lardara
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Il centro commerciale del Parco Prato Preoccupati commercianti e sindacati. «Un favore ai Gigli e al Parco Prato»
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PRATO. Se in queste ore potessero andare sotto Palazzo Chigi, probabilmente canterebbero "Domenica è sempre domenica". Ma il punto non è solo la domenica. La posta in gioco per commercianti e loro dipendenti è il riposo a Natale o a Pasqua. Bandoni alzati sempre: 365 giorni all'anno, 24 ore su 24. Facoltativi, certo. La manovra Monti elimina i paletti sugli orari del commercio. Altro che liberalizzazione voluta dall'assessore allo Sviluppo economico Roberto Caverni che, anche per il 2012, ha introdotto per il centro storico la deroga all'obbligo di chiusura domenicale per tutto l'anno (in periferia sono ammesse 22 domeniche di apertura), con buona pace di tanti commercianti contrariati. Se la facoltà di tenere le vetrine sempre accese data dall'assessore, sia pure circoscritta al quadrato delle mura, faceva storcere il naso a tanti negozianti, il nuovo regime da "bomba libera tutti" viene visto come il colpo di grazia. «Un regalo per la grande distribuzione come I Gigli e il Parco Prato», lo definisce il direttore di Confesercenti Aldo Lorenzi. E poco importa se da un recente sondaggio promosso da Confesercenti e Confcommercio era emerso come il 90% degli esercenti intervistati optasse solo per l'apertura nella seconda e terza domenica del mese. «Evidentemente - sottolinea Caverni nel commentare la manovra Monti - non ero così fuori di testa quando proponevo la liberalizzazione delle aperture domenicali in centro». Il 2012 bussa alle porte. Come dovranno comportarsi i piccoli negozianti? Un centro commerciale come il Parco Prato potrà decidere di lavorare, ad esempio, a Pasqua? Teoricamente, la palla passa alla Regione che ha tempo 90 giorni per adeguarsi al decreto. Ma proprio la Regione aveva impugnato dopo l'estate il decreto Tremonti contestando gli elementi di deregulation già in esso contenuti. Certo è che l'ordinanza comunale fresca di poche settimane, quella che regola gli orari del commercio fisso per il 2012, sarà da adeguare al nuovo corso. «E noi ci adegueremo se lo richiede il Governo. Riconvocherò parti economiche e sociali prima di Natale», promette Caverni. Ma il boccone è troppo amaro da digerire per sindacati e associazioni di categoria. Bocciatura senza appello della manovra da parte dell'Unione commercianti perché, secondo il suo direttore Gianluca Niccolai, «si spezzerà l'equilibrio tra grande e piccola distribuzione, senza contare la confusione che si genererà tra i consumatori». Impatto devastante sul nostro tessuto commerciale messo a dura prova dalla crisi. E gli affari in vista di Natale non si preannunciano promettenti, peggio rispetto al 2010: se la passano meglio i settori dell'elettronica, telefonia e alimentari. «Questa manovra mette le mani nelle tasche dei consumatori. Ha senso aumentare le aperture quando i soldi che girano sono sempre gli stessi?», si chiede Niccolai. Resta sempre un sondaggio cui fare riferimento. E Lorenzi di Confesercenti utilizza una battuta: «Per avere i negozi sempre aperti bisogna che aprano davvero i negozi». Preoccupa anche il risvolto in chiave di diritti sindacali per i lavoratori. Per la Filcams Cgil di Prato è sbagliato pensare che il regime di deregulation e libera concorrenza aiuti a creare nuova occupazione. «Aumenterà invece la precarietà e peggioreranno le condizioni di lavoro - attacca Alberto Santini di Filcams Cgil -. Non è un caso che qui a Prato il 90% di vertenze legate alla nostra categoria abbia come oggetto il mancato rispetto delle norme contrattuali sugli orari di lavoro, i trasferimenti e l'utilizzo di contratti a termine ripetuti con un certo "abuso" per 365 giorni all'anno».
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