Sicurezza
Riforma, 18.000 pensionati in ansia
P.N.
Il segretario dello Spi-Cgil: «Anche la seconda ipotesi è insufficiente»
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PRATO. Sono più di 18.000 i pensionati residenti in provincia di Prato che in queste ore scrutano con attenzione e preoccupazione il tira e molla tra governo, partiti e parti sociali sul blocco dell'indicizzazione delle pensioni, cioè l'adeguamento degli assegni al costo della vita. Diciottomila e passa, cioè tutti coloro che, in base ai dati dell'Istat, percepiscono una pensione compresa tra i 936 e i 1.400 euro. La prima ipotesi del governo Monti, enunciata dal ministro Fornero nell'ormai famosa conferenza stampa delle lacrime, era stata quella di bloccare l'indicizzazione per tutti coloro che prendono più di 936 euro, cioè il doppio della minima. Ora però si parla di limitare il blocco dell'adeguamento al costo della vita a chi prende più di 1.400 euro, cioè il triplo della minima. «Un passo avanti, certo - commenta Giovanni Chiesi, segretario dello Spi-Cgil - ma per noi anche questa ipotesi è insufficiente. Le pensioni, semplicemente, non dovevano essere toccate, anche perché l'aggancio al costo della vita non recupera mai l'inflazione vera. Basti pensare che negli ultimi 15 anni le pensioni hanno perso il 30% del loro potere di acquisto. Insomma, i pensionati hanno già dato». Da quando si è tornati a parlare di un intervento sulle pensioni il patronato della Cgil è stato preso d'assalto da tanti lavoratori prossimi all'età pensionabile che vogliono sapere come se ne esce e sarà così anche nei prossimi giorni, almeno fino a quando la situazione non sarà cristallizzata. Quanto all'allungamento dell'età pensionabile, il segretario dei pensionati Cgil segnala la situazione di chi, e non sono pochi, ha finito la cassa integrazione, sta per finire la mobilità e rischia di trovarsi per strada. Oppure di coloro che avevano concordato l'uscita dall'azienda e sta pagando i contributi volontari. Anche questi rimarranno nella terra di nessuno. «E' vero - aggiunge Chiesi - c'è una clausola di salvaguardia a livello nazionale, ma solo per 50.000 persone. La disponibilità finirà presto e chi si troverà a chiedere la pensione tra qualche mese probabilmente ne resterà fuori». «Altro che scalone - sbotta il segretario dello Spi - Qui c'è chi si vede allontanare la pensione di quattro anni da un giorno all'altro. Non si può fare una riforma del genere senza gradualità. Sull'allungamento dell'età pensionabile la Cgil è sempre stata disposta a ragionare, purché i risparmi ottenuti siano finalizzati a dare un aiuto ai giovani, altrimenti domani saranno loro a rivoltarsi contro il sistema».
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