Il Tirreno

Prato

La Dogaia è sempre più sovraffollata

L’esterno della casa circondariale della Dogaia La Uil ha diffuso le statistiche sul carcere
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L’esterno della casa circondariale della Dogaia La Uil ha diffuso le statistiche sul carcere

Presenti 721 detenuti su una capienza teorica di 476

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 PRATO. Un suicidio dall'inizio dell'anno, 17 tentati suicidi, 721 detenuti in una struttura che ne potrebbe accogliere solo 476. Sono solo alcuni dei numeri diffusi ieri da Eugenio Sarno, segretario generale della Uil penitenziari e riferiti al carcere della Dogaia. Una fotografia aggiornata al 6 dicembre della casa circondariale di Maliseti.  Il tasso di sovraffollamento (51,5%) è molto alto ma in realtà nella media dei 203 istituti di pena italiani (53,2%). Altri numeri aiutano a capire lo stato di salute della Dogaia. Il suidicio avvenuto lo scorso 22 gennaio è uno dei 61 registrati dalla Uil nelle carcere italiane dall'inizio dell'anno (il Dipartimento amministrazione penitenziaria ne conta invece 56). Quanto ai tentati suicidi (17), che collocano Prato al nono posto in Italia, è probabile che molti siano stati solo gesti dimostrativi, non più di tre o quattro quelli veramente tentati. Le aggressioni agli agenti di polizia penitenziaria sono state due, la prima a fine luglio, la seconda lo scorso 24 novembre durante il collegamento in videoconferenza di un detenuto col suo processo, sette gli agenti feriti. Molto alto anche il numero degli atti di autolesionismo: 85 dall'inizio dell'anno, mentre 44 sono i detenuti che hanno fatto lo sciopero della fame.  Secondo il commissario Giuseppe Pilumeli, comandante della polizia penitenziaria alla Dogaia, la situazione del carcere pratese è fatta di luci e ombre. «E' vero che teniamo in cella tre e in certi casi quattro detenuti - spiega - ma le celle sono di 13 metri quadri e hanno un vano bagno. Certo, non siamo in Danimarca, dove se non c'è posto non entri, ma non siamo nemmeno tra i peggiori».  L'altro problema della Dogaia, comune a molti altri istituti di pena italiani, è il sottodimensionamento della polizia penitenziaria, circa 250 uomini su 721 detenuti. Si calcola che in media ogni giorno sia in servizio il 58% del personale (era il 54% solo un anno fa) con un 12% di assenza che si cercherà di portare al 10%. Qualche giorno fa sono arrivati 18 nuovi agenti. «Che sono una boccata di ossigeno - dice Pilumeli - ma non risolvono il problema».  Quasi il 60% dei detenuti sono stranieri (la media italiana è del 36,2%) ma il clima è abbastanza sereno. Un risultato non scontato, frutto dell'impegno quotidiano della polizia penitenziaria. P.N.

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