Il dolore
Il giallo della pensione sparita
Paolo Nencioni
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Laula del Palazzo di giustizia E' stata pagata per 14 anni dopo la morte della beneficiaria
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PRATO. Qualcuno ha riscosso per 14 anni la pensione di una donna morta, ma il figlio, sospettato di aver truffato l'Enasarco, istituto di previdenza degli agenti di commercio, è stato condannato solo per gli ultimi due mesi percepiti indebitamente. Per gli altri 13 anni e 10 mesi c'è un beneficiario ma non c'è un colpevole. Ha avuto un esito veramente singolare il processo terminato ieri davanti al giudice monocratico Carmen Napolitano, chiamata a decidere se l'imputato, Alessandro Becagli, pratese di 67 anni, avesse o meno incassato senza averne titolo la pensione di reversibilità che spettava alla madre Agnese Tonini, vedova del commerciante Sirio Becagli. Il procedimento penale è nato in seguito a un accertamento dell'Enasarco, che negli anni scorsi inviò una serie di lettere ai beneficiari ultranovantenni delle pensioni, sostanzialmente per sapere se erano ancora in vita. Dopo alcune mancate risposte, l'istituto di previdenza ricevette alla fine del 2008 una risposta da Alessandro Becagli, con la comunicazione del decesso della madre, risalente all'agosto di quello stesso anno. In realtà, da altri accertamenti compiuti dall'Enasarco, saltò fuori un certificato di morte della signora Tonini in data 4 gennaio 1995. Questa incongruenza fece naturalmente scattare la segnalazione alla Procura della repubblica e il procedimento penale che si è concluso ieri con una sentenza a sorpresa. Il giudice Napolitano, infatti, in attesa di conoscere le motivazioni della sentenza (per le quale bisognerà aspettare 70 giorni), sembra aver dato credito alla lettera dell'imputato che faceva risalire la morte della madre all'agosto del 2008 e non aver dato peso (almeno come elemento di prova) al certificato di morte prodotto dall'avvocato della parte civile Enasarco, Raffaella De Vico. Un documento, oltretutto, confermato con una successiva certificazione del Comune di Prato. E dunque Alessandro Becagli, difeso da Tommaso Magni, è stato condannato a otto mesi di reclusione (pena sospesa) e 1.000 euro di risarcimento a Enasarco solo per aver percepito la pensione nei mesi di agosto e settembre 2008. L'unica cosa certa di questa paradossale vicenda è che per 14 anni qualcuno ha riscosso la pensione della signora Agnese Tonini, per un totale di 56.123 euro. Ma non c'è prova, almeno secondo il giudice, che a farlo sia stato il figlio Alessandro se non per gli ultimi due mesi. In un'epoca in cui tutto lascia traccia (a partire dalle riscossioni delle pensioni con la necessaria delega) sembra impossibile. Eppure è questa, almeno per ora, la verità giudiziaria che esce dal processo. L'Enasarco è pronta a dare battaglia e solleciterà la Procura a presentare ricorso. Intanto però si deve accontentare di mille euro anziché 53.000.
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