Il Tirreno

Prato

Il bagnino che ama lavorare per le cattedrali

Luana Cecchi
Giorgio Lorenzoni, l’artista che ama lavorare per le cattedrali
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Giorgio Lorenzoni, l’artista che ama lavorare per le cattedrali

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 PRATO. Una vita avventurosa quella dell'artista Giorgio Lorenzoni; ha lavorato a tre cattedrali, alla "fabbrica" del Duomo di Milano" alla cattedrale di Strasburgo, in Francia e in Svizzera, a Lucerna, realizzando arte sacra per la cattedrale e i negozi. Quando si è trovato in difficoltà, è ritornato in Italia ed ha ripreso il lavoro che faceva da ragazzo, il bagnino al Poveruomo di Massa. Giorgio, infatti, è nato a Giustagnana di Seravezza nel 1939.  «Sono nato fra il mare e le Apuane - racconta -, le cave di marmo erano le mie mete preferite, la pittura e la scultura le mie passioni, anche se per vivere nell'estate facevo il bagnino. Fin da piccolo ho iniziato a imbrattare i muri di casa con il carbone e il mio babbo doveva spesso imbiancare. In tempo di guerra in casa avevamo una famiglia, sfollata per sfuggire alle persecuzioni, erano ebrei provenienti da Livorno, possedevano una villa al Poveruomo, offrirono alla mia famiglia di fare i custodi, così ci siamo trasferiti. Ho iniziato a scolpire e dipingere nei vari studi e botteghe artigianali, così ho conosciuto e frequentato artisti famosi come Giò Pomodoro, Cascella, Manzù e altri. Negli anni '60 c'era un bar al Poveruomo, la taverna "Da Cipriano", dove si riunivano, artisti, cantanti, famosi e non. Io respiravo l'aria culturale e artistica di quei tempi, dipingevo e allestivo piccole mostre. Un giorno mi sono recato a Milano, visitando il Duomo vidi che stavano posizionando delle statue nuove sulle guglie, incuriosito e motivato, mi avvicinai, l'architetto chiese il motivo del mio interesse, risposi che facevo quel lavoro che vedevo quei "gattoni" realizzati in due pezzi mentre io li facevo in un solo blocco. L'architetto Brovio si incuriosì, constatò che conoscevo il mestiere e mi assunse. Ho lavorato per 4 anni e mezzo alla "fabbrica" del Duomo».  Per Lorenzoni fu un periodo molto bello, guadagnava bene e si fece tanti amici milanesi. Lavorava come scultore al fianco di tanti scultori giovani e scalpellini anziani.  «Era interessante - ricorda - quando andavo al bar Giamaica, in via Brera, dove si ritrovavano tanti artisti famosi: Crippa, Morlotti e altri. Questo periodo fortunato finì per dissensi con l'architetto. Un caposquadra mi offrì un lavoro in Svizzera vicino a Lucerna, il mio lavoro consisteva nel realizzare bassorilievi in una ditta di Arte Sacra e funeraria. Per un incidente stradale mi fu ritirata la patente e il passaporto, mi ritrovai senza lavoro e senza soldi. Riuscii a ritornare in Italia, al mio amato mare del Forte dei Marmi. Ripresi il mio vecchio mestiere di bagnino e nell'inverno facevo sculture e dipingevo, le marine, soprattutto».  Nel 1974, si trasferì a Prato, in quel periodo si vendevano bene i quadri, c'era un gran fermento artistico e le gallerie erano tante: La Spirale, San Marco, il Ballerini, Il Pozzo. Per guadagnarsi la giornata, ha lavorato fino alla pensione nella Marmolus al Ponte alla Dogaia di Montemurlo, ma ancora oggi dipinge e fa sculture.  Presto verrà allestita una mostra con le sue opere.

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