Il Tirreno

Prato

Due dipendenti delle Entrate sotto processo per assenteismo

Paolo Nencioni
Due dipendenti delle Entrate sotto processo per assenteismo

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Due dipendenti dell'Agenzia delle entrate sono accusati di truffa ai danni dello Stato. In pratica, secondo la Procura, avrebbero manomesso il sistema informatico dell'Agenzia per coprire entrate in ritardo e uscite in anticipo. Un caso, insomma, di presunto assenteismo, anche se i diretti interessati negano. Spartaco Vezzi, 59 anni, e Francesco Galdi, 54 anni, difesi da Pietro Fioravanti e Marco Occhipinti, dicono di non aver fatto nulla di irregolare e sono tuttora alle dipendenze dell'ufficio di via Rimini. Ma intanto sono imputati nel processo istruito dal sostituto Giuseppina Mione della Procura distrettuale, competente per questo tipo di reati, e in caso di condanna rischiano di perdere il posto. I fatti risalgono al 2008, quando l'allora direttore dell'Agenzia delle entrate, Leonardo Zammarchi, notò quelle che a suo parere erano delle stranezze negli orari di entrata e uscita dei dipendenti. Uno in particolare, Spartaco Vezzi, probabilmente era tenuto d'occhio perché era stato da poco trasferito da Firenze in seguito all'inchiesta milanese sullo spionaggio di contribuenti vip, nella quale era stato arrestato per accesso abusivo ai sistemi informatici (in pratica lo si accusava di aver passato informazioni riservate a investigatori privati in cambio di soldi, e quel processo è ancora in corso a Firenze). Insieme a Vezzi fu esaminata la posizione di Galdi e nei confronti di entrambi iniziò un procedimento disciplinare (ora sospeso in attesa dell'esito del procedimento penale). In pratica la tesi del direttore, poi sposata dalla Procura, era che i due dipendenti entrassero in ritardo e uscissero in anticipo strisciando il "badge" nell'apposito lettore. Così però sarebbero stati ben presto scoperti. E allora avrebbero corretto gli orari di entrata e di uscita entrando abusivamente nel sistema informatico. Un sistema molto complicato, certo più complicato di quello usato dal classico assenteista, e cioè di lasciare il "badge" a un collega fidato che lo può passare al posto dell'altro. Un po' come facevano e forse fanno ancora i famosi "pianisti" in parlamento per votare al posto del compagno di partito. In realtà nel capo d'imputazione è finita una sola contestazione, relativa alla giornata del 19 novembre 2008, nella quale a Spartaco Vezzi viene addebitata un'assenza di circa sei ore, mentre a Francesco Galdi ne viene addebitata una di un'ora e 37 minuti. Ieri, davanti al giudice Jacqueline Monica Magi, sono stati ascoltati un carabiniere, un dirigente regionale dell'Agenzia delle entrate, il capo dell'ufficio ispettivo dell'Agenzia e un tecnico informatico. Dal complesso delle testimonianze non sono uscite prove evidenti di colpevolezza e l'udienza è stata aggiornata a marzo, quando verrà sentito l'ex direttore dell'ufficio pratese, Zammarchi.

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