Il Tirreno

Prato

Maglioni di lana per i detenuti

Maria Lardara
Don Leonardo Basilissi con Antonio Zhou
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Don Leonardo Basilissi con Antonio Zhou

Dai magazzini del pronto moda cinesi, 450 capi

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 PRATO. Dai magazzini dei pronto moda cinesi del Macrolotto alle sbarre della Dogaia. Gelide sbarre dietro cui scontano una pena 730 detenuti, il 65% dei quali con un passaporto straniero. Persone spesso lontane dalla propria famiglia, che quando mettono piede in cella vi restano con quello che hanno addosso. E magari un caldo maglione di lana, magari nuovo di zecca, se lo sognano in inverno.  A vestire i detenuti della casa circondariale "La Dogaia" pensa l'associazione buddista della comunità cinese di Prato che, attraverso una ditta di pronto moda di via Gora del Pero sua associata, si è rifornita di 450 maglioni di lana e cachemire. Ne ha donati tanti a padre Leonardo Basilissi, il cappellano del Centro comunità carcere collegato alla Caritas diocesana. Un gesto di generosità fatto in punta di piedi visto che, con questa donazione, i cinesi non hanno voluto farsi pubblicità e che la scoperta di questo regalo, finito nel guardaroba di oltre metà dei detenuti, è stata del tutto casuale. «In realtà con padre Leonardo coltiviamo un rapporto già dall'estate scorsa quando donammo 360 pantaloni bermuda e 280 magliette - fa sapere il portavoce dell'associazione buddista Antonio Zhou -. Siamo lieti di poter dare un contributo sul piano sociale a questa città».  Non ci sono dunque solo cinesi che fanno le valigie e dicono addio a Prato. C'è anche chi rimane e dispensa opere di solidarietà. «Il percorso d'integrazione passa anche attraverso atti concreti e non azioni plateali - sottolinea l'assessore provinciale Loredana Ferrara -. Dal carcere, attraverso la Caritas, avevo avuto proprio la segnalazione di carenza di vestiario».  La solidarietà ha bussato alla porta dei buddisti cinesi e così ha trovato subito aperto. «E infatti ci siamo mossi su indicazione dell'assessore alle Politiche sociali della Provincia», puntualizza Zhou.  Con la crisi che riduce le spese in famiglia e induce a rinnovare i guardaroba non più spesso come una volta, la raccolta degli indumenti usati per il carcere da parte di Caritas diventa più faticosa. Per questo, padre Leonardo si è affrettato a ringraziare per tanta generosità il presidente dell'associazione buddista Huang Shulin con una lettera «per questo dono che ci ha permesso di far fronte ai bisogni dei 730 detenuti». L'associazione aveva già dato una testimonianza di generosità nell'ottobre 2010 quando donò 4.500 euro alla cooperativa sociale "Cui", il cui centro diurno ospita un ragazzino disabile cinese.

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