Italia
Gabriele Zhang: «Se ne vanno i più piccoli per la crisi che ha investito le confezioni. Il 2012 sarà peggio»
Un biglietto solo ritorno per la Cina
Maria Lardara
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Sotto limprenditore Giulin parla con il collega Gabriele Zhang allassemblea degli industriali a destra cinesi con i bagagli dopo un controllo della polizia Ad agosto sembra che 1.400 cinesi abbiano lasciato la città tessile
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PRATO. Per tanti pratesi era vacanza. Per molti cinesi, il momento di tornare a casa, di rientrare alla base dopo aver capito che l'America non è qui. E allora di corsa a fare le valigie, nel silenzio di una città deserta. In tasca, un ticket aereo di sola andata per la Cina. Di quei biglietti, emessi dalle agenzie viaggi gestite dagli orientali, rimane ancora traccia. E si fa presto a conteggiarli. Negli ambienti dell'associazionismo dagli occhi a mandorla corre voce che solo ad agosto 1.400 cinesi abbiano detto addio a Prato (un trend destinato ad aumentare). In maggioranza stranieri irregolari, ma anche possessori di regolare permesso di soggiorno che hanno deciso di fare fagotto perchè non baciati dalla fortuna. Un numero "ufficioso", ottenuto incrociando i dati delle emissioni dei biglietti nel solo mese d'agosto. Ma se ne andrebbero i "pesci piccoli", operai e titolari di piccoli laboratori che hanno annusato aria di crisi, con disagio a lavorare in un regime di controllo giudicato troppo vessatorio. Versione che combacia con l'articolo riportato dal quotidiano bilingue Global Time, secondo cui i cinesi insoddisfatti dalla situazione pratese stiano preparando l'esodo dalla città tessile (di cui abbiamo dato ieri notizia). E vera solo in parte per Zhou Long, segretario dell'associazione dei buddisti. «Molti confezionisti orientali lamentano problemi con i fornitori italiani per via dei pagamenti ritardati. Ho sentito dire anche di cinesi che si trasferiscono a Padova e Verona e riconvertirsi dal pronto moda all'import-export. La crisi sta aumentando la mobilità interna alla comunità cinese. Non sono d'accordo però sul fatto che il motivo principale sia il rifiuto di rispettare le regole previste in materia di lavoro. A ignorarle sono soprattutto gli ultimi arrivati a Prato che fanno fatica a inserirsi». Il fattore crisi è innegabile. Ma i dolori non sono ancora arrivati. Secondo l'imprenditore Gabriele Zhang, vicepresidente dell'associazione d'Amicizia (considerato il potenziale prossimo associato all'Unione industriali, «è all'inizio del 2012 che arriverà la chiusura di tante confezioni cinesi che per il momento cercano di resistere». Imprese cinesi che nel 2009 (l'ultima statistica della Camera di commercio) sfioravano le 4.500 unità, con un aumento dell'oltre 13% rispetto all'anno precedente. Nel quartier generale dell'Euroingro, al Macrolotto, si lavora abbastanza. «Non mi lamento, da quattro anni a questa parte i clienti del mio showroom sono rimasti più o meno una sessantina - spiega Valerio Zhang, uno dei soci di Euroingro -. Ma so di alcune aziende con i macchinari fermi». Il 2011 sarà comunque da ricordare come l'annus horribilis per i pronto moda cinesi. E, sulla scia di una stagione positiva come il 2010, c'è da scommettere che si siano moltiplicati negli ultimi 12 mesi. Ne è convinto Stefano Ferrari, presidente della sezione confezionisti dell'Unione industriali. «Le aziende cinesi iniziano a risentire di una concorrenza interna sempre più spietata con una guerra al ribasso dei prezzi. Quest'anno hanno venduto molto meno con consistenti scorte in giacenza nei magazzini». Il copione sarà lo stesso che ha visto protagonisti i pratesi. «Ovvero, una selezione naturale delle imprese che restano sul mercato. Che forse - ipotizza Ferrari - contribuirà a riequilibrare il gioco di domanda e offerta sul mercato».
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