Finanza
Quando il pericolo è sotterraneo
Giovanni Ciattini
Gore, fossi e torrenti "tombati": la prevenzione passa dalla ripulitura. Ma costa
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PRATO. Il pericolo scorre sotto di noi. Una minaccia insidiosa. Prato ne sa qualcosa: le tre donne cinesi morta affogate nel sottopasso di via Ciulli a causa della tracimazione del torrente Vella. E sono recenti i lutti di Genova dove è stato il Bisagno ad inondare le strade. I torrenti tombati, chiusi per ragioni di salute pubblica, a volte resuscitano facendo saltare i chiusini e spargendo le loro acque negli scantinati, nei seminterrati o anche nei sottopassi. Graizia alla disponibilità dell'assessore alla Protezione civile, Dante Mondanelli, abbiamo fatto il quadro della situazione sul territorio pratese. Il punto è stato fatto nella centrale operativa della Protezione civile di via Roma, presenti il responsabile, Sergio Brachi, l'ingegner Lorenzo Frasconi, capo dell'ufficio tecnico del Comune, l'ingegner Irene Morganti. Ed è proprio l'ingegner Frasconi, la mente storica dell'ufficio Lavori pubblici del Comune, a spiegare dove, a tutt'oggi, si annidano i maggiori rischi. «Se oggi abbiamo torrenti, fossi, gore tutti ricoperti, quasi interamente nel loro percorso cittadino - spiega Frasconi - lo dobbiamo alla Legge Merli che negli anni Settanta avviò la lotta all'inquinamento idrico. Nel caso di Prato fossi e gore venivano utilizzati per gli scarichi delle aziende umide, tintorie in primis. Questi scarichi causavano notevoli problemi di salute pubblica e vennero intubati. Prato si dotò all'epoca di un piano regolatore delle acque finalizzato a migliorare l'efficienza degli impianti di depurazione: nacquero quindi gli impianti del Calice e di Baciavallo. In questo modo fu risolto il problema igienico-ambientale. Col tempo poi abbiamo capito che avremmo dovuto risolvere altri nodi». Casse di espansione e risagomatura. Il vero problema secondo l'ingegner Frasconi è cercare di ridurre al minimo il rischio che i torrenti, come il Vella o lo Iolo, possano straripare. Quando è possibile si realizzano casse di espansione o si provvede alla loro risagomatura. «Bisogna considerare - chiarisce Frasconi - che le acque dei torrenti che vengono giù dalle colline si portano dietro ghiaia, sabbia, sedimenti, che col passare del tempo riducono lo spazio nelle tubazioni. E' naturale quindi quando aumenta la portata dell'acqua si possano creare situazioni di straripamenti». Il Vella, ad esempio, è stato ripulito in via di Galceti. Va invece risagomato il Gorone, alla presa del Cavalciotto, che è risultato molto sedimentato. Proprio lo scorso 5 agosto alcuni allagamenti nella zona sono stati originati da questa situazione. E' questo uno dei punti caldi dove intende intervenire a breve la giunta. Altra situazione sotto esame sono quelle della Gora del Ciliegio che può mettere a rischio il sottopasso di via Etrusca o quella del fosso delle Caserane. Il fosso di S. Anna, in via Giannone, è tombato e riempito ma presenta oggettive difficoltà nella ripulitura. Il rebus dei rifiuti. «Occorre tenere presente che noi possiamo intervenire solo dove il fosso o torrente non è tombato. La ricavutura degli alvei è fondamentale - continua l'ingegner Frasconi - non solo per fossi o torrenti tombati ma anche per il Bisenzio e l'Ombrone. In questi fiumi andrebbe tutto il materiale che arrivano con le piene. L'intoppo che incontriamo è nello smaltimento dei rifiuti. I costi per il conferimento in discarica sono enormi. La soluzione ideale sarebbe quella di intervenire in estate, quando i fiumi sono in secca, installare dei vagli e selezionare i rifiuti. In questo modo potremmo anche ricavare della rena da reimmettere sul mercato dell'edilizia». Altra questione è quella delle casse di espansione. Tra quelle di più imminenti realizzazione ci sono quelle collegate al Vella, a Vainella: la Regione Toscana lo ha autorizzato nel 2010 dopo un iter infinito. L'intervento, un milione e mezzo di euro, verrà realizzato non appena sarà conclusa l'acquisizione delle aree interessate. Altra cassa di espansione è prevista a supporto del torrente Ficarello, sul confine tra Prato e Montemurlo. Nel frattempo auguriamoci che piova (vista la siccità che abbiamo avuto), ma non troppo. E soprattutto non in poco tempo.
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