Il Tirreno

Prato

«Non ci lasciano guadagnare»

Alessandra Agrati
Una lavoratrice cinese alla macchina da cucire
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Una lavoratrice cinese alla macchina da cucire

L'insoddisfazione dei cinesi di Prato sul Global Time

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 PRATO. La crisi del distretto pratese fa paura anche ai cinesi che sembrano voler tornare a casa perché a Prato non si guadagna più come vent'anni fa o addirittura si rischia la disoccupazione. Questa volta non si tratta solamente di sensazioni, di mezze parole lasciate a mezza'aria, ma di vere e proprie dichiarazioni.  Esternazioni fatte da cinesi al giornalista Xu Tianran che scrive per il quotidiano on line Global Time tradotto in inglese e cinese. Punto di partenza è la crisi economica che secondo il giornalista «rende il futuro nero per più di 3000 titolari d'azienda e diecimila lavoratori» tanto che molti sono intenzionati a fare ritorno a casa. Questo si racconta nell'articolo "I giardini nascoti dell'italia vanno verso la deriva" e pubblicato, appunto, sul sito del giornale. A raccontare la situazione è un tassista abusivo che si sbilancia sulle cifre: «Il 20% dei miei clienti mi racconta che vuole tornare in Cina perché a Prato non si guadagna più». Tutto è fermo e se ne accorge anche il giornalista che descrive così il distretto parallelo dopo una visita: «L'area dell'industria tessile di Prato sembra solitaria ed abbandonata in un tardo pomeriggio. In una grande società che commercializza capi d'abbigliamento, gli indumenti sono appesi e pronti per essere inviati, ma sono pochi i distributori che sono pronti a piazzare gli ordini». Secondo il titolare dell'azienda: «Le vendite di quest'anno sono calate bruscamente, molte piccole aziende hanno chiuso ed i proprietari tornano in Cina». Lo conferma al Global Time anche il segretario dell'associazione di Amicizia Cinese Chen Hongsheng: «Le stagioni in cui si lavora, sono da settembre a dicembre e da aprile a giugno, le aziende operano sotto la loro capacità produttiva e quindi gli operai spesso sono inattivi». Eppure il 30% degli indumenti in commercio fabbricati da ditte cinesi, viene da Prato.  Ma dall'altra parte i cinesi cosa pensano? Secondo quanto riportato nell'articolo, nei tempi d'oro, un lavoratore cinese poteva guadagnare dai 15.000 ai 30.000 euro all'anno, lavorando una media di 14 a 15 ore per giorno. «Gli italiani dicono che è una violazione - spiega Zheng Xianjie, presidente dell'associazione di Amicizia Cinese - ma noi cinesi siamo venuti qui per guadagnare e ci va bene di fare gli straordinari».  Pesante anche la situazione della sicurezza. Secondo il quotidiano, la frequenza di furti verso cittadini cinesi è di 10 al giorno. In questa prospettiva, però non è facile tornare a casa: i ragazzi della seconda generazione, a differenza dei loro genitori, non parlano cinese e quindi preferiscono rimanere a Prato. Ciononostante, la popolazione cinese in Prato sta declinando: «È difficile valutare il numero - spiega il segretario - alcuni sono andati via senza dire niente perché non vogliono perdere faccia». Eppure anche i cinesi sono in difficoltà, non riescono più a competere con i grandi marchi, mentre il settore medio basso non è più redditizio.

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