Italia
La ndrangheta li produce in Turchia e li esporta in diversi paesi
Negoziante pratese vendeva capi falsi al prezzo di quelli veri
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Controlli della guardia di finanza 2 MINUTI DI LETTURA
PRATO. I falsari, una volta tanto, non sono cinesi. E anche chi lucra sulla contraffazione dei grandi marchi della moda è nato in Italia. L'operazione "Rubamazzo" portata a termine ieri dalla guardia di finanza di Arezzo ha alzato il velo su un commercio di capi d'abbigliamento spacciati per autentici e venduti nei normali negozi. Tra le decine di commercianti denunciati dalle Fiamme gialle c'è anche il titolare di un negozio di Prato, che avrebbe acquistato a prezzi molto bassi capi a marchio "La Martina", "Ralph Lauren", ma anche "Moncler" e "Timberland", sapendo che erano contraffatti, ma rivendendoli come originali (a prezzi decisamente più alti). In carcere sono finite sei persone, due delle quali risultano collegate a un paio di cosche della 'ndrangheta calabrese, gli Anello Fiumara di Filadelfia e i Mancuso di Limbadi. Insieme a quattro complici, i due capi del gruppo commissionavano la produzione di capi d'abbigliamento in Turchia e poi li esportavano in Italia e in altri paesi europei, tra cui Spagna, Austria, Regno Unito, Olanda e Germania. I capi d'abbigliamento erano molto ben fatti e potevano ingannare l'occhio del consumatore, a differenza di quelli che vengono venduti dagli ambulanti extracomunitari per strada o nei mercatini (dove i consumatori sono pienamente consapevoli di comprare un falso). Dunque potevano essere venduti a prezzi molto alti, con un ricarico che finiva nelle tasche dei commercianti compiacenti e in quelle delle cosche calabresi. Sono oltre cinquanta i negozianti indagati, molti dei quali in Toscana. Del pratese non è stato reso noto il nome.
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