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Lega, base in rivolta contro Paradiso

Carlandrea Poli
Lega, base in rivolta contro Paradiso

Un iscritto: «Chi ha rigettato le sue dimissioni?». Minacce di Aventino

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 PRATO. «Non è più possibile stare nello stesso movimento con Paradio e Tosoni. Avendo rifiutato di fare un passo indietro e avendo consegnato le dimissioni da iscritti, a nostro avviso loro non fanno più parte del movimento» parola di militante. La Lega Nord somiglia sempre di più ad un territorio martoriato da uno sciame sismico. Si pensa che con il terremoto il peggio sia passato, ma eventuali scosse d'assestamento potrebbero rivelarsi egualmente letali. Con le dimissioni di Morganti ad inizio autunno, il commissario regionale Gianni Fava ha cercato di rimettere in riga i ribelli finendo per fare molte concessioni a Emilio Paradiso, il quale se all'inizio doveva mollare lo scettro di capogruppo dei padani in consiglio comunale, ora se lo è riconquistato a tempo indeterminato con la mediazione decisiva del coordinatore federale Roberto Calderoli. Troppo per i militanti. «Il nostro parere viene svilito, ci eravamo espressi in larghissima maggioranza per l'espulsione sia di Paradiso che del suo alleato Federico Tosoni» lamenta un esponente del direttivo comunale, fedele all'europarlamentare Claudio Morganti e al segretario cittadino Leonardo Soldi. L'accusa reiterata contro il capogruppo è di non aver mai concertato con la base le sue esternazioni sui giornali e le iniziative in consiglio comunale. L'alzata di ingegno del progetto della terza corsia, ottenibile col riempimento del terrapieno sull declassata al Soccorso, non è piaciuta. Tanto che Morganti assieme al mite e superpartes commissario provinciale Matteo Grazzini è dovuto intervenire con una nota per sconfessare lo stesso Tosoni, che pure in Comune veste la carica di presidente della commissione trasporti. Il rapporto fra Paradiso e i militanti va anche peggio. Se sull'interramento si consumano delle schermaglie, il vero punto dirimente si ha nella presentazione delle dimissioni dei due consiglieri comunali da tesserati della Lega Nord. «Chi ha respinto la loro lettera?» è la domanda dei militanti. Il dubbio è suffragato dallo statuto: «Solo il consiglio federale può rispedire al mittente le dimissioni. Neppure Calderoli ha questo potere». Ci sarebbe un vulnus giuridico, ma soprattutto un vulnus politico. Dinanzi al quale la minaccia dei militanti è di dimettersi dal movimento e di abbandonare anche alcune cariche istituzionali come il consiglio d'amministrazione di Gida, dove la Lega conta due esponenti.

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