L'ufficiale si difende: sono innocente
Paolo Nencioni
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La sorte dellufficiale verrà decisa a gennaio dal giudice Accusato di abusi sulla moglie e le tre figlie, confida nell'assoluzione
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PRATO. L'uomo è distrutto, ma il militare è ancora in piedi. L'ufficiale (capitano e non tenente colonnello come abbiamo scritto ieri) che è accusato dalla ex moglie e dalle tre figlie di averle violentate per anni, continua a fare il suo lavoro e aspetta «con serenità» le decisioni del giudice dell'udienza preliminare, come spiega il suo avvocato difensore, Cecilia Turco del foro di Pistoia. L'udienza che avrebbe dovuto tenersi ieri davanti al gup Anna Liguori è slittata a gennaio per un impedimento del difensore. Tra meno di due mesi, dunque, il capitano (omettiamo il corpo di appartenenza per tutelare le parti lese) saprà se dovrà affrontare il processo oppure se sarà prosciolto. Nel frattempo l'ufficiale continua a dichiararsi completamente innocente e continua a fare il suo lavoro (a settembre è stato trasferito in un altro comando, in un'altra regione). Messo di fronte ad accuse terribili - aver abusato della moglie e delle figlie, due delle quali forse sotto l'effetto di narcotici - si difende dicendo che da tempo in famiglia c'era un clima di tensione e la separazione chiesta dalla moglie potrebbe aver innescato un meccanismo di rivalsa nei suoi confronti, di cui si sono rese protagoniste anche le tre figlie (le quattro donne vivono ancora a Prato). Per intendersi, l'ufficiale e il suo avvocato difensore non sostengono che le figlie si sono inventate tutto di sana pianta, ma si fanno forti di una perizia del professor Dino Mazzei, direttore del Centro di terapia familiare di Siena, secondo la quale il racconto delle figlie sarebbe frutto di una «situazione patologica». L'avvocato Turco non può spingersi oltre per non scoprire la sua strategia difensiva prima del tempo, ma è chiaro che il processo si deciderà proprio sulla base delle perizie, perché non ci sono testimoni diretti delle presunte violenze. Nemmeno in quella del perito nominato dal giudice, la psicologa Alessandra Gambineri, secondo la difesa ci sarebbero affermazioni definitive, e dunque si tratterà di interpretarle. Inoltre la difesa del capitano ritiene che anche nel racconto delle figlie ci siano delle contraddizioni nella ricostruzione dei fatti. Il capitano non ha subìto finora procedimenti disciplinari o sospensioni dal servizio in conseguenza del procedimento penale. Anzi, pare che le sue note di servizio siano assolutamente positive. Dunque siamo di fronte a due verità assolutamente inconciliabili e comunque la si guardi, la vicenda non potrà avere un lieto fine. Perché delle due, l'una: o l'ufficiale ha davvero commesso i gravissimi abusi di cui lo accusano (e saremmo in presenza di un mostro), oppure è innocente, e chi lo accusa non può essere in buona fede. Solo col tempo e coi giudici si arriverà alla verità giudiziaria, che non sempre coincide con la verità dei fatti.
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