Il Tirreno

Prato

Il mal di Prato si può curare

Carlandrea Poli
Il responsabile di Tefen Paolo Cervino e il presidente della Camera di commercio Carlo Longo
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Il responsabile di Tefen Paolo Cervino e il presidente della Camera di commercio Carlo Longo

Il tessile tecnico è la medicina. Parola di Tefen

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 PRATO. L'immagine di Prato è ben nota agli operatori economici. Ripiegata sul suo passato, piena di nostalgia per il cardato e senza nutrire grande ottimismo per il futuro.  Basta uscire dai confini cittadini per trovare una ricetta chiara per uscire dal tunnel.  L'ultima ricerca di Tefen - un'affermata società di consulenza manageriale con sede a Milano - con un tocco di impietosità somministra la cura per il mal pratese. Il percorso viene individuato dopo aver sottoposto ad esame un panel di 26 imprese pratesi per un fatturato complessivo di 500 milioni di euro. Nulla di miracoloso per Prato viene da Tefen e dalla Camera di Commercio - che ha promosso questo progetto -, ma una ricetta che in Europa sta già servendo a far rialzare la testa all'industria tessile. In due mosse. In primis il distretto dovrebbe puntare sul tessile tecnico con le nuove applicazioni che promette, dall'impiego nell'ambito biomedico all'agrotessile. In Europa questo settore assorbe più del 50% dell'economia dei tessuti, mentre a Prato conta solo per il 10-15% sul Pil del distretto.  Troppo poco, ma ascoltando le parole del presidente della Camera di Commercio Carlo Longo si potrebbe anche dire, troppo tardi.  «Dieci anni fa non avrei mai sottoscritto con convinzione questa come la ricetta giusta per il distretto» ha spiegato nella conferenza stampa di presentazione del rapporto. L'altro anello di congiunzione fra Prato e la ripresa dovrà essere la velocità. Produzioni più immediate, magari con una qualità intrinseca minore livellata sulle esigenze del fash fashion, che ha in Zara il suo benchmark. La rapidità di interagire con la clientela direttamente - leggasi una stroncatura delle pubbliche relazioni basate sulle fiere - si dovrà accordare con un accorciamento della filiera.  E magari col suo completamento con i confezionisti cinesi. Un'ipotesi nella realtà remota, ma che potrebbe trovare un buon viatico nel Creaf. Con l'accordo sottoscritto fra la Regione e il governo di Pechino il centro di via Galcianese, per ammissione di Longo, potrebbe fare da volano per la ricerca sulle nuove fibre vista l'assenza di risorse dell'imprenditoria locale.  Per veder nascere il "polo multibusiness" proiettato da Tefen, però, Prato dovrà rimboccarsi le maniche e colmare il gap delle nuove competenze.

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