Sicurezza
Filcompany compra una filatura
Ilenia Reali
Bennati investe ancora e comincia a fare il filato cardato
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PRATO. Tanti suoi colleghi stanno alla finestra a vedere cosa succederà. Lui no, si butta. Ed ecco che a pochi mesi dall'apertura di una nuova filatura a pettine, con l'assunzione di 20 persone, Giancarlo Bennati, patron della Filcompany, si rimette sul mercato e acquista una nuova filatura: è la "Gigli" di Calenzano, due assortimenti e dieci dipendenti che confluiranno nel suo gruppo. Paperino - il suo soprannome - sta studiando da Paperone: dall'Ape con cui ha cominciato ormai tanti anni fa e con cui si è guadagnato il nomignolo con cui tutti lo chiamano, è ora alla guida di un gruppo da 29 milioni di euro di giro d'affari, 90 dipendenti e una crescita rispetto al 2010 del 16,40%. E performance che anche negli anni più duri hanno sfidato la crisi. «Uno da guardare cosa fa», dicono di lui i suoi colleghi riferendosi all'acquisizione della nuova filatura che questa volta non va a segnare uno stabilimento in più nel gruppo Filcompany ma anche un cambio di strategia. Bennati infatti con la "Gigli" comincerà a fare anche filato cardato e non solo pettinato come fino a oggi. E qualcosa significa. «Significa - spiega lo stesso imprenditore - che nonostante ora chi fa cardato non navighi nell'oro e stia passando un periodo buio la situazione è destinata a migliorare e secondo me ci sarà un aumento delle richieste. Io voglio offrire ai miei clienti un servizio e quindi anche vendergli il filato cardato per maglieria. Conto di cominciare a produrne dal primo gennaio 35-40.000 chilogrammi al mese. Ritengo inoltre che sia meglio avere una propria filatura che rivolgersi ai terzisti: il rischio in caso di aumenti negli ordini è che non si possa accontentare tutti. Ed io voglio una produzione rigorosamente italiana, made in Italy». Investire oggi è un rischio ma Bennati non ne vuol sentir parlare. «Sono pratese e sono un imprenditore tessile. E' nei momenti di crisi che si deve investire per essere pronti a captare i movimenti del mercato. Solo credendoci si va bene. Se tutti avessero fatto come me, continuare a mettere i soldi anche nelle aziende, oggi tutto il distretto starebbe meglio».
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