Il dolore
Arriva anche il censimento del tessile
Alessandro Pattume
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Claudio Bettazzi di Cna Nel 2012 uno studio per capire la vera consistenza dell'industria pratese
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PRATO. Come gli abitanti di una città dopo il passaggio di un uragano, le associazioni di categoria scendono in strada per guardare in faccia gli effetti della crisi sul Distretto. Così, all'alba del 2012, Cna e Confartigianato, con l'avallo dell'Unione industriali e l'aiuto della Camera di Commercio, battezzano un progetto ambizioso e senza precedenti: un dettagliato censimento delle aziende tessili pratesi. Quante sono le macchine che alimentano l'industria pratese, qual è la loro capacità produttiva e quante persone ancora, a Prato nel 2012, vivono e investono nel tessile. Una vera istantanea del Distretto. Il Distretto reale. «Tutte le associazioni di categoria sono d'accordo - spiega Claudio Bettazzi, vicepresidente della Cna - la congiuntura ci fornisce come al solito dati importanti ma in questo momento c'è bisogno di andare più a fondo, vedere realmente come stanno le cose». Le categorie pratesi sembrano insomma intenzionate a una dolorosa resa dei conti con la realtà del Distretto e, soprattutto, con quello che ne è rimasto. «Ne parliamo spesso ma nessuno ha davvero un'idea precisa di come sia messo il tessile pratese - spiega il presidente di Confartigianato Luca Giusti - di quanto ancora grande sia questa benedetta filiera o di come nel frattempo si sia trasformata». E se a qualcuno venisse in mente che un'indagine del genere arriva forse con un po' di ritardo, Giusti si spiega con una metafora. «Molto spesso - dice - bisogna aspettare un'alluvione per andare a vedere come erano stati realizzati gli argini e ricostruirli con materiali migliori». Risposte per il futuro. Quindici domande per vedere come si è trasformato il Distretto, ma anche come sono cambiati quegli imprenditori che ne sono il cuore e il cervello. «Sarà un'indagine a 360 gradi che da una parte si prefigge di fare il punto sulla filiera per capire cosa è rimasto e per individuarne gli anelli deboli - spiega Claudio Bettazzi - e dall'altra capire invece come sono strutturate queste aziende in termini di addetti, macchine e prospettive future». Non solo quindi quante filature, tessiture o confezioni ci sono ancora a Prato, ma anche un'indagine sulla "prospettiva di vita" delle aziende: una delle novità più interessanti dell'indagine. «Faccio un esempio - comincia Luca Giusti - non solo sapremo quanti telai ci sono a Prato, se tremila o cinquemila o settemila, ma sapremo anche se e quanto sono vecchi. Perchè se la maggior parte è più vecchia di cinque anni - conclude - allora non siamo altro che morti che camminano, mentre in caso contrario significa che c'è ancora molta gente che investe nel tessile». Una longevità che interessa certo le macchine, ma anche gli imprenditori stessi. Il censimento servirà infatti per capire anche se il Distretto sarà oggetto o meno di un ricambio generazionale. «Anche da questo dipende il nostro futuro - spiega il vicepresidente della Cna - sapere se in un'azienda è già in atto o meno un ricambio generazionale è molto importante, specialmente se quell'azienda è strategica per la nostra filiera». Nuovi scorci per il futuro. Un'istantanea necessaria per pianificare e ripensare il futuro del tessile pratese. «Studiare come sono strutturate certe aziende ci aiuterà a migliorare la nostra competitività a lungo termine - conclude Claudio Bettazzi - ma a ottimizzare i processi della filiera e a individuare gli spazi per introdurvi tecniche innovative». «Ci racconterà anche se siamo ancora in grado di evadere gli ordini oppure no - aggiunge il presidente di Confartigianato Luca Giusti - e quindi ci dirà se i pratesi da produttori di tessuti sono diventati commercianti di tessuti. Vedremo insomma davvero cosa siamo diventati».
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