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Tessile, il mal di Prato si può curare

Tessile, il mal di Prato si può curare

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PRATO. L'immagine di Prato è ben nota agli operatori economici. Ripiegata sul suo passato, piena di nostalgia per il cardato e senza nutrire grande ottimismo per il futuro.Basta uscire dai confini cittadini per trovare una ricetta chiara per uscire dal tunnel.L'ultima ricerca di Tefen - un'affermata società di consulenza manageriale con sede a Milano - con un tocco di impietosità somministra la cura per il mal pratese. Il percorso viene individuato dopo aver sottoposto ad esame un panel di 26 imprese pratesi per un fatturato complessivo di 500 milioni di euro. Nulla di miracoloso per Prato viene da Tefen e dalla Camera di Commercio - che ha promosso questo progetto -, ma una ricetta che in Europa sta già servendo a far rialzare la testa all'industria tessile. In due mosse. In primis il distretto dovrebbe puntare sul tessile tecnico con le nuove applicazioni che promette, dall'impiego nell'ambito biomedico all'agrotessile. In Europa questo settore assorbe più del 50% dell'economia dei tessuti, mentre a Prato conta solo per il 10-15% sul Pil del distretto. L'altro anello di congiunzione fra Prato e la ripresa dovrà essere la velocità. Produzioni più immediate, magari con una qualità intrinseca minore livellata sulle esigenze del fash fashion, che ha in Zara il suo marchio più noto.

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