Italia
Imprenditori, scontro tra generazioni
Maria Lardara
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In fondo in fondo, lo slogan potrebbe essere quello della "rottamazione" di memoria renziana. Niente politica però, stavolta si ragiona di economia e di distretto industriale. Se ne parla, anzi se n'è parlato, in mezzo ai metri e metri di stoffa che vestono il "made in Prato" in tutto il mondo, respirando la moda negli ambienti della sartoria Montezemolo a Capalle. Padrone di casa, il patron del gruppo, Lorenzo Guazzini.
Ospite d'onore, l'assessore e scrittore Edoardo Nesi. Il suo libro consacrato dal Premio Strega doveva fornire spunti di riflessione, in occasione di una serata organizzata dal gruppo Giovani Imprenditori in collaborazione con la Camera di commercio. E li ha forniti perché un tema, quello del divario generazionale, ha acceso il dibattito della serata.
Divario tra padri che resistono ai posti di comando in barba ai capelli bianchi, mentre i figli aspettano di raccoglierne il testimone. Il sasso l'ha lanciato con la sua testimonianza un avvocato pratese classe 1978, Stefano Camerini, che ha chiesto più spazio per i giovani, ribadendolo poi qualche ora più tardi sulla pagina pubblica di Facebook dello stesso Nesi.
«I settantenni che si alzano alle 6 del mattino e vanno a lavorare tutti i giorni sono affascinanti e meritano rispetto - scrive -. Ma qualcuno dovrebbe avere il coraggio di ammettere che "turbano" le dinamiche economiche al pari dei cinesi che lavorano 16 ore il giorno dal lunedì al lunedì.
Chi ha lavorato, guadagnato e comandato per 40 anni, deve farsi da parte e godersi la vita. E a chiederglielo non sono degli immigrati clandestini, ma noi, i loro figli. Se pensano che non siamo all'altezza di raccogliere il testimone, se ne facciano una ragione perché la colpa è anche loro se non ci hanno insegnato quello che dovevano oppure perché hanno sempre voluto decidere al posto nostro».
E il settantenne (quasi) in questione è persona di tutto rispetto e con energia da vendere, trattandosi dello storico commercialista Fabrizio Franchi. Uno che di farsi rottamare - questa la sintesi del suo intervento - non ha alcuna voglia perché convinto di poter dare ancora un contributo. «Sono per una rottamazione "soft" che stabilisca la responsabilità nel mezzo - sottolinea l'imprenditore Guazzini -.
La nostra generazione è figlia di gente benestante, si è adagiata sul benessere ma dobbiamo prenderci ora i nostri spazi come le nostre responsabilità. Quando mio padre mi lasciò il testimone dell'azienda mi disse: "non ti lascio una cassa piena di pesci, ma ti ho insegnato a pescare. Ora riempitela da solo la cassetta se sei capace"».
Ospite d'onore, l'assessore e scrittore Edoardo Nesi. Il suo libro consacrato dal Premio Strega doveva fornire spunti di riflessione, in occasione di una serata organizzata dal gruppo Giovani Imprenditori in collaborazione con la Camera di commercio. E li ha forniti perché un tema, quello del divario generazionale, ha acceso il dibattito della serata.
Divario tra padri che resistono ai posti di comando in barba ai capelli bianchi, mentre i figli aspettano di raccoglierne il testimone. Il sasso l'ha lanciato con la sua testimonianza un avvocato pratese classe 1978, Stefano Camerini, che ha chiesto più spazio per i giovani, ribadendolo poi qualche ora più tardi sulla pagina pubblica di Facebook dello stesso Nesi.
«I settantenni che si alzano alle 6 del mattino e vanno a lavorare tutti i giorni sono affascinanti e meritano rispetto - scrive -. Ma qualcuno dovrebbe avere il coraggio di ammettere che "turbano" le dinamiche economiche al pari dei cinesi che lavorano 16 ore il giorno dal lunedì al lunedì.
Chi ha lavorato, guadagnato e comandato per 40 anni, deve farsi da parte e godersi la vita. E a chiederglielo non sono degli immigrati clandestini, ma noi, i loro figli. Se pensano che non siamo all'altezza di raccogliere il testimone, se ne facciano una ragione perché la colpa è anche loro se non ci hanno insegnato quello che dovevano oppure perché hanno sempre voluto decidere al posto nostro».
E il settantenne (quasi) in questione è persona di tutto rispetto e con energia da vendere, trattandosi dello storico commercialista Fabrizio Franchi. Uno che di farsi rottamare - questa la sintesi del suo intervento - non ha alcuna voglia perché convinto di poter dare ancora un contributo. «Sono per una rottamazione "soft" che stabilisca la responsabilità nel mezzo - sottolinea l'imprenditore Guazzini -.
La nostra generazione è figlia di gente benestante, si è adagiata sul benessere ma dobbiamo prenderci ora i nostri spazi come le nostre responsabilità. Quando mio padre mi lasciò il testimone dell'azienda mi disse: "non ti lascio una cassa piena di pesci, ma ti ho insegnato a pescare. Ora riempitela da solo la cassetta se sei capace"».
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