Fli dice addio alla maggioranza «Ci sentiamo traditi»
Cri.Or.
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Il consigliere Fli Riccardo Bini 3 MINUTI DI LETTURA
PRATO. E così il matrimonio è finito. Dopo alcuni tentennamenti, Futuro e libertà «con amarezza e la convinzione di sentirsi traditi nelle aspettative», lascia definitivamente la maggioranza. «Perché - spiegano Riccardo Bini, segretario, Federico Lo Russo, capogruppo ed Enrico Rosati, un giovane, componente del coordinamento provinciale - riteniamo concluso il percorso di verifica politica iniziato alcune settimane or sono e nel quale si chiedeva una forte discontinuità con il passato che però fino a oggi non abbiamo visto. Il documento - proseguono - se ha avuto la sostanziale condivisione e il sostegno delle altre forze di maggioranza, non ha però incontrato la convergenza del sindaco». L'antefatto è noto: venerdì scorso a margine del congresso Udc che ha sancito la vittoria del segretario uscente Giovanni Bambagioni («bisogna dare atto - dice Bini - che è stato l'unico partito a muoversi per ricucire lo strappo»), Fli ha chiesto di entrare in giunta, una richiesta respinta dal sindaco Roberto Cenni. «Ha fatto di peggio - è il giudizio di Fli - se ne è andato, sbattendo la porta, senza nemmeno discutere». Inaccettabile, per i futuristi. «Perché se un punto d'incontro era stato trovato - è il ragionamento di Bini - sulla necessità di cambiare marcia su quell'impronta di civicità estrema che il sindaco propaganda e che noi invece giudichiamo demagogica e populista, di incidere sull'azione politica della giunta che nei confronti del programma elettorale ha forti margini di miglioramento, di andare a un confronto chiaro e trasparente sugli obiettivi delle partecipate marcando una netta differenze, che ancora manca, con le politiche del passato, era chiaro che una delle conseguenze serebbe stata quella di un nostro ingresso nel governo della città». Che non ci sarà. E la prima conseguenza si è già vista: ieri in commissione Bilancio, Fli ha votato contro la variazione dell'assestamento generale 2011 portando in parità: quattro voti (Pd e Fli) contro quattro (Pdl e Udc), il risultato. E un altro "no" scatterà da parte dei finiani in sede di approvazione in consiglio proprio oggi. Momento faticoso per la maggioranza in Comune che da qui in avanti dovrà fare i conti con la defezione di Fli che sottrae due voti alla compagine che sostiene Cenni (23 voti con quello del sindaco e 18 voti per l'opposione Pd Idv e Fli) e con le fibrillazioni interne al Pdl. Che non sono nuove ma mai sopite. Ci sono le differenze di vedute dei "magnolfiani" che nonostante l'appoggio alla giunta Cenni sono per una linea più "laica" nel giudizio sulle decisioni da prendere. C'è il dissenso di alcuni consiglieri che chiedono più condivisione. Ma la tenuta complessiva della maggioranza dipenderà anche dal grado di coesione della Lega, profondamente divisa internamente e con lacerazioni mai ricomposte e dalla forza che riuscirà ad esprimere la fronda Udc, non rappresentata però in consiglio comunale nel quale siede Antonio Longo, uno dei più convinti e forti, a livello di tessere, sostenitori del segretario Bambagioni. Se Fli ha detto addio ai compagni di viaggio ci tiene però a precisare che «da qui in avanti» deciderà «caso per caso» su come esprimersi nelle votazioni. E la lista del dissenso è lunga: dal Creaf: «Hanno buttato 22 milioni», all'Interporto: «Una scatola vuota», passando per il piano strutturale: «Nel quale non c'è una visione complessiva delle città» e le politiche per i giovani: «Inesistenti». «Mantenendo fede - concludono - alla matrice di centrodestra nella quale crediamo e ci contraddistingue, salvaguardando gli interessi dell'elettorato che rappresentiamo ma che questa giunta non ci sembra rappresenti».
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