Sicurezza
Truffa a Vieri, processo spostato a Roma
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PRATO. Tutto sbagliato, tutto da rifare. A sette anni dai fatti contestati, il Tribunale ha dato un colpo forse mortale al processo nei confronti di sei persone accusate di aver truffato milioni di euro a un gruppo di risparmiatori, tra cui la madre e il fratello dell'ex calciatore Christian Vieri, oltre agli altri due calciatori Daniele Adani e Cristian Brocchi (quest'ultimo ancora in attività, gioca nella Lazio). Il collegio presieduto da Ettore Nicotra ha accolto ieri l'eccezione presentata dagli avvocati difensori, tra cui Alberto Rocca e Luca Brachi, sulla competenza territoriale: i sei imputati dovranno essere processati dal Tribunale di Roma. Gli atti sono stati dunque inviati alla Procura capitolina, che dovrà ricominciare da capo con l'eventuale richiesta di rinvio a giudizio e un eventuale nuovo processo, che non vedrà la luce prima di molti mesi, con la prescrizione che si avvicina. La conseguenza è che alla fine saranno ben tre Procure a essersi occupate della questione, visto che l'inchiesta era iniziata a Siena e si era conclusa in tempi molto brevi, portando all'arresto del presunto organizzatore della truffa, Bruno Bartoli, che ha già scontato alcuni mesi di carcere. Poi la famiglia Vieri, assistita da Giovanni Mati, ha insistito per la competenza territoriale di Prato, ma alla fine il fascicolo, che per anni è rimasto in un cassetto, dovrà emigrare a Roma. Oltre al presunto capo dei truffatori, Bruno Bartoli, gli altri imputati sono la sua compagna Elisabetta Staroccia, il suo autista Filippo Miceli e tre pratesi, il promotore finanziario, Massimiliano Avietti (che però non deve rispondere di associazione a delinquere e nell'inchiesta di Siena era una delle parti lese), l'imprenditore Gianni Pagliai, già amministratore della Viscofil di Montemurlo e l'altro imprenditore Stefano Gori. Secondo l'accusa le truffe sarebbero iniziate dieci anni fa e si sarebbero allargate a Prato nel 2004. Bartoli prometteva affari lucrosi nel campo delle aste immobiliari vantando conoscenze altolocate nei tribunali romani e così sarebbe risucito a farsi consegnare milioni di euro dalle sue vittime.
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