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Prato

Riunione sul centro sino-pratese. Gestri: «Nessun accordo senza l’ok delle categorie economiche»

«Dogane cinesi più aperte»

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Dipendenti di una confezione cinese

Per Marini, Uip: «Importante fare le certificazioni a Prato»

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PRATO. Sulla rigenerazione delle fibre, cardato in primis e sulle lavorazioni tessili e di filati specifiche del distretto, la chiusura è totale. «Quello che noi vogliamo, è che le conoscenze nostre e del tessile cinese possano essere messe in comune per creare qualcosa di nuovo». Parola di presidente degli industriali Riccardo Marini, uscito soddisfatto dalla riunione di ieri in Provincia sul futuro centro sino-pratese. Sede a parte: «Del Creaf si parlerà prossimamente» dice Marini, il presidente degli industriali dà però un giudizio positivo sul metodo: «Finalmente ci siamo messi attorno a un tavolo - dice - per fare il punto su quello che è necessario chiedere perchè lo scambio di conoscenze sia effettivo e non a senso unico».  Una riunione voluta da Gestri dopo le polemiche delle settimane scorse, che ha ribadito che nessun accordo sarà firmato senza l'adesione convinta delle categorie economiche, con industriali (presidente e direttore Marcello Gozzi), con Luca Giusti presidente Cna, Anselmo Potenza presidente di Confartigianato, i rappresentanti delle istituzioni Vinicio Biagi per la Regione, Roberto Caverni per il Comune, Ambra Giorgi e Gestri per la Provincia e Luca Rinfreschi presidente del Creaf, per tracciare con chiarezza una linea di demarcazione oltre la quale il progetto potrebbe fallire.  Pregiudiziale, secondo Marini, è il concetto di "reciprocità": se centro di ricerca nascerà, come vuole la Regione, dovrà garantire benefici veri anche al distretto di Prato. Ed è sul come, che verrà creato un gruppo di lavoro di tecnici, nominati dalle categorie economiche e dalle istituzioni, in grado di riempire di contenuti quello che diventerà il protocollo d'intesa per la nascita del centro.  Una volta chiarito in via definitiva che il cardato resterà patrimonio esclusivo di Prato, resta da capire cosa la Cina del tessile potrà dare a Prato. Due le indicazioni di Marini: «La ricerca sulle nuove fibre, la microfibra in particolare che è nata in Giappone, potrebbe essere un argomento interessante per il distretto che non l'ha ancora sviluppata del tutto. Altra materia potrebbe esser quella ambientale con la richiesta forte della riduzione delle emissioni nel ciclo produttivo cinese».  Perplessità confermate da parte dell'assessore del Comune Roberto Caverni in particolare sulla proposta di realizzare un centro di certificazione delle produzioni, una delle attività che potrebbe svolgere il centro. «Sarei il primo a sostenerne la nascita - spiega - se ci fossero garanzie che le certificazioni fatte a Prato consentissero controlli doganali meno pesanti delle nostre merci in Cina. Ma così non sarà». Per Marini: «La garanzia di una maggiore flessibilità d'ingresso in un mercato ovviamente interessante - conclude - sarebbe un passo avanti».

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