Il Tirreno

Prato

Bambagioni strappa il 60% di consensi

Carlandrea Poli
Giovanni Bambagioni
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Giovanni Bambagioni

Confermato segretario. Forte la fronda, con Mencattini volano stracci

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 PRATO. E ora l'ingrato lavoro di ricomposizione. Non sarà semplicissimo riunire i cocci creati dal congresso provinciale dell'Udc. Certo, Giovanni Bambagioni è stato confermato segretario - dopo aver guidato il partito per un biennio - e può gioire per lo scampato pericolo. Il prezzo della vittoria, però è la spaccatura dei centristi. Fra i circa 300 iscritti il 60% si è schierato dalla parte di Bambagioni, facendo affiorare un 40% di opposizione interna capeggiata dal leader storico Enrico Mencattini. Nella sua figura di esponente di lungo corso dei post-Dc a Prato risiede un elemento interpretativo decisivo per comprendere la profondità della linea di frattura. Mencattini, rappresentato al congresso dalla candidatura del suo braccio destro Daniele Luchetti porta avanti la bandiera della tradizione, Bambagioni scommette sull'innovazione. Così al congresso Bambagioni ha giocato le sue fiches sulla «stima, l'amicizia e la solidarietà» al proprio assessore Roberto Caverni e alla giunta Cenni. Argomenti ribaltati dalla mozione Luchetti-Mencattini. L'appoggio alla prima amministrazione di centrodestra dopo 63 anni di sinistra è un argomento valido anche per l'ex presidente Udc, ma la civicità - punta di diamante dell'azione politica del sindaco - viene bollata come «illusoria». E frutto di quella civicità è Caverni, poco sensibile verso le istanze del partito. Già, Caverni è diventato involontariamente il soggetto del congresso. Anche lui ne esce vincitore, ma appena ha visto il documento ufficiale - venerdì sera - è andato su tutte le furie: «Mi accusano di essere autoreferenziale, di non pensare al mio partito. In tanti anni che faccio politica non mi era mai capitato di essere apostrofato con parole così offensive». Con un notevole anticipo, le ostilità si sono aperte venerdì. Nel momento dedicato alla sfilata dei rappresentanti istituzionali e degli altri partiti, Bambagioni e Mencattini non si sono accontentati di affilare le armi in vista del dibattito calendarizzato la mattina dopo. No, Bambagioni per primo prende la parola per far volare subito gli stracci con Mencattini, dinanzi ad un parterre di primo ordine: il sindaco Roberto Cenni, il coordinatore del Pdl Riccardo Mazzoni, la segretaria del Partito Democratico Ilaria Bugetti, il presidente della Provincia Lamberto Gestri. «Ho chiesto su quali motivi e quali situazioni hanno causato queste divisioni, ma dall'altra parte non c'è stata risposta - afferma Bambagioni - Leggo nell'altra mozione soltanto un attacco alla giunta». Apre al Partito Democratico, «che dovrebbe fare autocritica ma che in cambio dovrebbe essere coinvolto dalla giunta». Apre alla Lega pratese, in quanto scevra dei toni estremi della Lega Nord. Propone a Cenni di convocare una grande assemblea pubblica - una sorta di stati generali della città - a gennaio aperta ai partiti, alle associazioni di categoria e al volontariato. La pars costruens di Mencattini è la riproposizione della centralità del partito. La chiarezza del risultato adesso potrebbe facilitare una riappacificazione. Bambagioni getta un ramoscello d'ulivo, ponendo una sola condizione: «Tutti saremo impegnati a trovare una sintesi, ma non ci potrà essere terreno d'incontro con chi delegittima Caverni».

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