Il Tirreno

Prato

Via delle Fonti come vivere nel tiro a segno

Sopra un campo abbandonato ai Lecci, a due passi dall’Interporto, al centro palazzi sempre ai Lecci
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Sopra un campo abbandonato ai Lecci, a due passi dall’Interporto, al centro palazzi sempre ai Lecci

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 PRATO. Ai pallini di piombo delle cartucce, che per tre volte alla settimana finiscono sui terrazzi delle case, nei giradini, nei parcheggi e sulle auto in sosta, ci sono abituati, ma non riescono a conviverci. Da quando è stato messo in piedi un capanno per la caccia agli storni - esattamente a 194 metri dalla prima abitazione - dal lunedì al mercoledì via delle Fonti diventa un inferno; c'è perfino il timore a far uscire i bambini «Perché abbiamo trovato perfino pallini di piombo conficcati nel legno delle imposte», dice Simonetta Cutini.  Quel capanno, sistemato nel campo tra via delle Fonti, via Berlinguer e l'autostrada A11, gode di autorizzazioni provinciali rinnovate di anno in anno e finora, ogni richiesta di residenti e commercianti di revocare l'autorizzazione è rimasta inascoltata.  «Noi pensiamo - dicono i residenti - che l'autorizzazione concessa ai fini di prevenire i danni provocati dagli storni alle colture, sia un espediente per accontentare alcuni cacciatori, come dimostra l'uso dei richiami artificiali utilizzati». Proteste che non hanno sortito effetti, come non hanno sortito effetti le denunce alle forze dell'ordine.  «Nonostante che tutte le misure delle distanze dalle case (194 metri) e dalla vicinissima pista ciclabile (56 metri) rilevate dalla polizia provinciale siano conformi alla normativa vigente sull'esercizio della caccia - dicono i residenti - riteniamo che il capanno non sia assolutamente compatibile con le caratteristiche residenziali della zona».  Tra l'altro, sostengono, i danni alle colture riportati nel piano di abbattimento sono mediamente circa 2800 euro all'anno per tutto il territorio provinciale: «È evidente che localmente la richiesta di danni all'agricoltura è solamente un espediente per soddisfare le esigenze di chi si diverte a sparare agli storni».  L'anno scorso, ricordano i residenti, l'ufficio caccia si era impegnato a risolvere il problema spostando il confine della zona protetta, comprendendo anche la zona residenzale/industriale di via delle Fonti nell'area non cacciabile «ma questo non è stato fatto a causa del rinvio del Piano faunistico venatorio. Lo stesso impegno è stato rinnovato anche per il Piano venatorio del 2012. Speriamo vivamente che questa volta la nostra amministrazione riesca a mantenere le promesse».

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