Sicurezza
Il tartufo abita in Calvana
Alessandra Agrati
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Il presidente dei tartufai Galli Se ne trovano di tre tipi e c'è anche l'associazione Il presidente: «Ci occupiamo di mantenere l'habitat»
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VALDIBISENZIO. Tra i monti della Calvana spuntano anche i tartufi, soprattutto gli scorzoni, una specie estiva nera il cui più grande esemplare, trovato in zona, è di 650 grammi. Una ricchezza che viene tutelata dall' associazione tartufai della Val di Bisenzio, fondata nel 2004 proprio con questo scopo. «In realtà - spiega il presidente Mario Galli - abbiamo tanti scopi, alcuni legati alla salvaguardia del territorio, altri più orientati alla diffusione e alla conoscenza di questo tubero, attraverso la promozione di eventi speciali, come ad esempio la manifestazione Re Tartufo». In realtà l'attività dell' associazione si caratterizza per un'attività costante durante tutto l'anno che prevede anche una sorta di censimento e di tutela delle tartufaie. «In Calvana - spiega il presidente - ci sono fondamentalmente tre specie di tartufi, lo scorzone che si raccoglie in estate, il marzuolo tipico della primavera e l'uncinato che si trova in inverno. Gli associati si occupano anche della salute delle tartufaie, la cui collocazione ovviamente è segreta». Il mantenimento dell' habitat è ovviamente un aspetto fondamentale per la tutela della specie, oltre alla pulizia dai rifiuti è necessario anche provvedere alla loro classificazione suddivisa in buono stato o in fase di degrado a secondo dello stato di conservazione dell'habitat, un'altra classificazione riguarda la quantità di tartufo prodotta. Il lavoro è stato lungo e preciso in quanto gli associati, in collaborazione con il Comune di Vaiano, hanno effettuato numerosi sopralluoghi nelle varie stagioni per raccogliere informazioni sugli elementi ambientali, il tipo di habitat, la vegetazione, il tipo di suolo, e le problematiche relative alla conservazione e al miglioramento degli habitat e sulle principali cause di degrado. Chiedere ad un tartufaio dove andare a cercare tartufi è come chiederlo ad un fungaiolo: il segreto si passa da generazione in generazione e soprattutto la parola d'ordine è "ce ne sono pochi". Comunque l'associazione ha tracciato una sorta di mappatura dei luoghi dove il tartufo cresce meglio: l'altezza varia tra i 350 e i 1000 metri, nei boschi e nei pascoli di pecore e mucche. «La pulizia del sottobosco - spiega Galli - è un altro aspetto fondamentale per la crescita del tartufo; gli arbusti che invadono il terreno e l'utilizzo di mezzi meccanici per aprire strade o sentieri sono invece molto nocive. Per cercare di mantenere l'habitat in buone condizioni, trapiantiamo anche piante miconizzate. Invece nulla possiamo contro i cinghiali, che stanno diventando un grosso problema anche per noi».
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