Sicurezza
Acqua, allarme investimenti
Carlandrea Poli
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Il presidente di Publiacqua Erasmo De Angelis Il presidente De Angelis in commissione
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PRATO. Se il referendum ha finito per scompaginare i giochi di Publiacqua con quella doppia pronuncia popolare contro la privatizzazione della gestione idrica e contro la remunerazione del 7% delle bollette a copertura dei costi d'investimento peggio ancora sta nuocendo l'inefficienza romana. Questa può essere la sintesi dello stato d'animo di Erasmo De Angelis, presidente della società fiorentina che distribuisce l'acqua anche nelle tubature dei pratesi, che lancia l'allarme per il futuro: «Attualmente abbiamo aperto cantieri per circa 300 milioni di euro, impiegati per opere di ammodernamento e di adeguamento della rete. Abbiamo anche stanziato circa 740 milioni di euro per tutti i Comuni-soci nei prossimi 10 anni. A Prato dovrebbero toccare circa 40 milioni» spiega il presidente. Ma è pura teoria. Senza un ritorno per gli investimenti compiuti, gli impegni del prossimo decennio potrebbero essere mutilati. «Assistiamo ad una scena allucinante da giugno. Ci presentiamo in banca e non ci concedono più linee di credito non potendo garantire in misura sufficiente il ritorno dal prestito». Da qui l'invocazione di un intervento salvifico dall'alto. Che teoricamente doveva esserci già stato. In bilico fra la privatizzazione e la ripubblicizzazione il governo Berlusconi nel mese di giugno con un decreto istituì l'autorità garante per il servizio idrico, alla quale doveva spettare il compito di impartire i nuovi criteri per la formazione della bolletta dell'acqua. Ma da allora non sono stati nominati i tre membri della nuova authority. «E questo per noi è penalizzante. Pensiamo alle opere per migliorare la depurazione dell'acqua, dal 2016 dovremmo rispettare standard europei più stringenti. Come potremmo fare»? Fuori discussione, poi, l'ipotesi di far tornare Publiacqua interamente nelle mani dei Comuni, liquidando Acea. «Un'operazione del genere costerebbe 150 milioni di euro». Almeno per ora, pertanto, la parziale gestione privata continuerà ad esistere. L'ultimo chiarimento - nel corso della riunione della commissione controllo e garanzia - il presidente di Publiacqua lo dà sul deposito cauzionale: «Operiamo secondo quanto previsto dall'Ato tre scaglioni in base al numero delle morosità riscontrate da ciascuna utenza. Con questo meccanismo circa il 40% delle utenze è ora domiciliato e sulla collettività non ricadono più i costi dei mancati pagamenti di qualcuno». Per le famiglie disagiate, infine, è previsto un fondo di garanzia che ammonta a circa 500 mila euro.
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